COSIMO BURTI – ROSSO SICILIA

Cosimo, raccontaci di Rosso Sicilia, una giovane realtà tutta siciliana.

Rosso Sicilia nasce da due amici, grandi appassionati di vino e fortemente legati al mondo agricolo e alle tradizioni siciliane che decidono di mettersi in gioco con la voglia di creare un prodotto che rappresenti al meglio la sicilianità.

 

Qual è l’idea dietro Rosso Amaro e come nasce la sua ricetta?

Abbiamo ripreso una vecchia ricetta di famiglia e l’abbiamo rivisitata in chiave moderna, rafforzando il legame con la Sicilia attraverso l’utilizzo del Nero d’Avola – il principe dei vitigni siciliani – e un mix di erbe e piante tipiche della campagna siciliana, dall’alloro al timo e al carrubo, senza dimenticare la scorza di arance amare e di limone.

 

Cosimo, ci potresti descrivere il processo produttivo e le botaniche che danno vita a Rosso Amaro?

La particolarità della lavorazione di Rosso Amaro deriva da una doppia infusione. Una prima fase del processo produttivo inizia in cantina, con l’infusione di alcune erbe nel vino Nero d’Avola, un vino biologico prodotto nel territorio siracusano. La seconda fase è quella tipica della produzione degli amari, attraverso l’infusione delle piante ed erbe aromatiche (alloro, timo, carrubo, scorze di limoni e arance amare, e molte altre) nell’alcol. Il processo si conclude con la miscelazione dei due infusi e l’aggiunta dello zucchero. Abbiamo fatto tante prove e panel di degustazione per giungere alla ricetta finale, che ha dato vita a un liquore equilibrato, che mantiene il suo principale effetto digestivo, senza lasciare un retrogusto eccessivamente amaro. E Rosso Amaro non risulta mai stucchevole!

 

Rosso Amaro è un prodotto nuovo ma che guarda alla tradizione con sguardo attento, qual è il vostro consiglio per degustarlo al meglio?

Rosso Amaro è il primo amaro a base di Nero d’Avola. Ed è proprio la presenza del vino, con le sue percezioni di frutti rossi e spezie, che lo rende un liquore “unico”. Rosso Amaro sorprende per la sua versatilità. Può essere bevuto a fine pasto a temperatura ambiente, per apprezzare al meglio la complessità dei suoi aromi. Ottimo se consumato freddo, ma non ghiacciato. Inoltre, Rosso Amaro è una base perfetta per aperitivi e cocktail con grande connotazione siciliana. E Rosso Amaro riesce a fare sbizzarrire anche pasticceri e chef, per la preparazione di praline di cioccolato e piatti a base di carne e di pesce.

 

Negli ultimi anni negli U.S.A. è scoppiata l’amaro-mania: il nuovo trend che vede protagonista nel settore beverage l’amaro. Quale crede che sia il quid che farebbe spopolare l’amaro anche qui in Italia?

Anche in Italia da qualche anno c’è una maggiore attenzione dei consumatori verso gli amari. Probabilmente questo è dovuto a una maggiore conoscenza del vino e dei distillati, alle degustazioni sempre più frequenti e al lavoro che i bar e i ristoranti stanno facendo per fare apprezzare questi liquori straordinari, tipici della tradizione italiana.

 

Gli amari sono sempre più utilizzati dai bartender per la creazione delle loro ricette, qual è il tuo consiglio per utilizzare nel migliore dei modi Rosso Amaro in miscelazione?

Per mantenere la sua sicilianità e rievocare i profumi tipici della campagna siciliana, Rosso Amaro dà il massimo usato come base di cocktail che utilizzano arance e limoni nella loro composizione. Ottimo per un Americano, un Negroni o per uno Spritz in cui la fetta d’arancia enfatizza la sua componente aromatica.

 

Per concludere, Cosimo, quali sono i prossimi obiettivi di Rosso Sicilia?

Siamo un’azienda giovane e stiamo lavorando principalmente per strutturare al meglio la nostra rete vendita non trascurando anche il mercato estero, parallelamente trascinati dalla forte passione che abbiamo per il nostro lavoro sperimentiamo continuamente nuovi prodotti da affiancare al nostro Rosso Amaro.

 

 

Martina Proietti

ELISA BELVEDERE MAZZETTI – MAZZETTI D’ALTAVILLA

Elisa, ci puoi raccontare la storia della tua azienda e come è nata l’idea dell’Amaro?

Certo! Noi siamo distillatori dal 1846, quindi 172 anni di storia. La nostra è una famiglia che si tramanda, di generazione in generazione, la passione per la distillazione. Rappresento, insieme alle due mie sorelle, la settima generazione che, appunto, porta avanti la produzione della grappa. L’Amaro d’Altavilla rappresenta un’infusione di differenti erbe in grappa, componente basilare in tutti i liquori di nostra produzione, e alcool.

 

Hai detto che siete tre sorelle alla guida di quest’azienda, quanto è difficile essere donna nell’industry del beverage?

È sicuramente un ambiente in cui bisogna dimostrare di avere carattere, motivazione e fermezza. Fino a non molto tempo fa la distillazione era affare prettamente maschile: sta però alle produttrici portare in questo mondo tutto il grande valore aggiunto che la femminilità può dare. Da due anni il mio impegno su questo fronte ha assunto un ruolo ancora più importante in virtù della presidenza da me rivestita nell’Associazione Donne della Grappa. Noi ce la mettiamo tutta, vedremo i risultati!

 

Potresti darci qualche dettaglio sulle botaniche utilizzate nella produzione del vostro Amaro?

Nella produzione dell’Amaro d’Altavilla sono utilizzate tredici erbe raccolte sui rilievi che compongo l’arco alpino e appenninico che contorna il nostro Piemonte. Ogni varietà dona note assai particolari al prodotto e porta con sé le proprietà profumanti, aromatizzanti e digestive. Qualche nome? Ad esempio la salvia, il tarassaco, la maggiorana, radici di genziana e liquirizia, il timo e la china ed altre erbe ancora. Il nostro Amaro nasce da una doppia infusione: una parte delle erbe viene posta a macero in Grappa di Moscato Invecchiata mentre la restante parte viene messa in infusione in alcool, insieme a scorza d’arancia e di limone. Infine le due infusioni vengono sapientemente miscelate… et voilà il nostro amaro è pronto!

 

Quant’è dura portare sulle spalle un nome come Mazzetti?

Abbastanza! È sicuramente un onore, bisogna però anche riuscire a dimostrare che i 172 anni costituiscono una storia che ci permette di avere radici ben salde ma al contempo di poterci sempre rinnovare. Sentiamo il dovere il dare freschezza all’immagine del distillato italiano mantenendone l’identità originaria. Inutile sottolineare che è una grande responsabilità!

 

Mazzetti d’Altavilla per tutto il Mondo è sinonimo di grappa. Attualmente state spingendo molto sul vostro Amaro, come lo vedi legato all’argomento miscelazione?

Stiamo puntando molto negli ultimi anni proprio sulla miscelazione e l’Amaro si sta dimostrando un prodotto adatto, facilmente miscelabile, che può dare quel tocco in più anche nei cocktail classici. Non a caso quest’anno abbiamo ideato un Calendario Artistico sul tema della mixology con cocktail inediti tutti da scoprire. Non resta che contattarci per averne una copia e poter curiosare la lista dei drink da noi selezionati!

 

Che cosa diresti ai professionisti del bere miscelato italiano per far sì che possano abbracciare il vostro Amaro, portarlo al bar e cominciare a miscelarlo?

Potrebbe essere una bella sfida: abbandonare un percorso tradizionale per lasciarsi tentare da quelle che sono le innovazioni del momento!

 

Elisa, Mazzetti d’Altavilla è una delle più antiche distillerie italiane, cosa pensi di chi produce utilizzando tecniche come l’aromatizzazione che, se pur permessa dal disciplinare europeo, per dei puristi come voi è sicuramente una sorta di sacrilegio?

Assolutamente! Noi siamo, per esattezza, la seconda distilleria più antica d’Italia, quindi per noi il metodo di distillazione tradizionale, il metodo discontinuo, che punta sulla qualità e non sulla quantità di prodotto, è fondamentale. Chi si avvale di scorciatoie, se vogliamo dire così, e che quindi va a snaturare quella che è la realtà del distillato di bandiera, non si rende conto probabilmente del danno che fa alla cultura del beverage italiano. Ovviamente noi continuiamo per la nostra strada mettendo al primo posto la qualità del prodotto.

 

Chi fosse interessato ad avere i magnifici prodotti Mazzetti d’Altavilla nel proprio bar, come può contattarvi?

Innanzitutto abbiamo un sito internet www.mazzetti.it, un numero di telefono +39 0142926147 e un indirizzo email info@mazzetti.it. Inoltre ci potere trovare su tutti i social network. Ovviamente la nostra sede è aperta ogni giorno a tutti coloro che intendono diventare maggiormente consapevoli circa il nostro distillato.

 

Quali sono i prossimi obiettivi di Mazzetti d’Altavilla?

Continuare sulla strada intrapresa negli ultimi anni: riuscire a meglio comunicare tutta la virtù dei nostri distillati e portare il pubblico a una conoscenza più approfondita del prodotto Grappa con un particolare focus sul pubblico più giovane che diventerà il consumatore di domani. L’obiettivo è trasmettere cultura in modo da educare le nuove generazioni ad un consumo responsabile e di qualità. Inoltre stiamo investendo anche su nuovi prodotti con affinamenti particolari, per esempio quest’anno abbiamo proposto una Grappa di Barolo affinata nelle botti di Bourbon, e una Grappa di Moscato affinata nelle botti di Vermouth. Il prossimo anno nuove sorprese!

 

 

Matteo Zed

GIOVANNI SAMPERI – AMARO MÉNNULA

Salve Giovanni, grazie mille del tuo tempo e disponibilità per offrire noi ed ai nostri followers di conoscere meglio la vostra azienda e Amaro Ménnula. Innanzitutto raccontami come è composta l’azienda, come l’idea di produrre liquori è nata e ogni dettaglio riguardo la vostra storia e il luogo dove producete.

Preparare un amaro è un’operazione piuttosto semplice, ma creare un amaro pregiato e di carattere è un’ambizione e un’intuizione! È necessario saper riconoscere gli ingredienti di qualità, ricercare l’unione e cablare con l’essenza, è questo che io e il mio socio abbiamo cercato di fare per creare un prodotto eccellente, ma lasciamo ai nostri amici consumatori definire se potrà diventare un prodotto di eccellenza! Prima di raccontarvi dell’amaro, facciamo un passo indietro, da dove e come ha inizio questa storia. Io, Giovanni, e il mio amico nella vita e socio nel lavoro Antonio, nasciamo come ristoratori. Lui figlio d’arte, il padre e il nonno, grandissimi chef nel panorama siciliano, 14 anni fa inauguriamo un nuovo ristorante, dove la peculiarità era la cucina tradizionale siciliana rivisitata in chiave moderna, utilizzando prodotti del territorio e in parte di nostra produzione. Questo ristorante si trova immerso in dieci ettari di verde, dove per quasi un ettaro è un mandorleto. L’utilizzo della mandorla, inizialmente era solo rivolto ai nostri piatti , ma successivamente diventò l’elemento chiave di un nuovo progetto. Iniziammo a creare un’infusione delle nostre mandorle, provando a combinarlo con alcune erbe… da qui l’inizio del progetto Amaro Ménnula (in siciliano: mandorla).

 

La vostra è una produzione altamente naturale che utilizza materia prima di qualità prodotta in casa contro tutti coloro che producono amari utilizzando aromi alimentari e industriali. Cosa fa inoltre la Vostra azienda per rispettare l’ambiente circostante durante la produzione?

Oggi le metodologie di lavorazione sono di impostazione tradizionale ma realizzate con tecnologie all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente e possiamo garantire il km 0 e l’autenticità delle materie prime. Il nostro amaro si caratterizza per il suo profilo aromatico sensoriale unico e per il piacevole residuo zuccherino che lo rende leggermente abboccato e con una vezzosa nota mandorlata. Le diverse materie prime, alla base del nostro amaro provengono da aziende agricole siciliane, tra cui la nostra, ubicate nelle vicinanze dal luogo di produzione.

 

Vorrei sapere di più sull’Amaro Ménnula, puoi tu per favore descrivere la sua produzione partendo dalla tipologia delle botaniche che lo compongono fino all’imbottigliamento e all’etichettamento.

Le nostre erbe sono state scelte con oculatezza: pochi sanno forse che l’artemisia oltre alle note proprietà salutistiche è un’erba di facile reperibilità tanto da essere considerata erba infestante in certi casi… è proprio questo che psicologicamente volevamo tramettere: Ménnula deve diffondersi spontaneamente e “infestare” il mercato degli ammazzacaffè. Il citrus sinensis che altro non è che le scorze delle arance dolci così volgarmente chiamate da cui si estrae il limonene insapitatore che troviamo in natura e che conferisce al nostro amaro un’ulteriore appartenenza al territorio. Infine abbiamo scelto di usare la gentiana che abbiamo impiantato in un terreno di nostra proprietà poco distante dalle pendici dell’Etna, visto che in Sicilia non cresce spontaneamente ma solo sulle zone alpine, perché avevamo bisogno di qualcosa che desse il caratteristico sapore amaro ma allo stesso tempo si sposasse bene con le altre scelte aromatiche sensoriali… e a nostra sorpresa sono venute su belle e forti ed è cosi quasi per scommessa con la natura abbiamo vinto questa combinazione di ingredienti. Ma il tocco esclusivo l’hanno dato però le nostre mandorle. Anche qui un po’ per enfatizzare il gusto abbiamo sperimentato questo ammollo per giorni con le nostre mandorle amare e abbiamo ottenuto questo connubio di emozioni ma soprattutto di intenzioni… Un vero amaro dal carattere siciliano.

 

La Sicilia è terra di produzione di tantissimi e buonissimi amari con una media superiore al resto d’Italia, quanto è difficile inventarsi un prodotto che possa superare la concorrenza locale soprattutto per innovazione e diversità per posizionarsi poi sul mercato nazionale creando curiosità nel finale consumatore?

Attenendoci alla filosofia della nostra cucina e dei nostri piatti! Abbiamo, infatti, immaginato un amaro che esprimesse un forte senso di territorialità, da qui il nome Ménnula, in dialetto siciliano, ma vestito con un etichetta giovane e moderna, che rappresenta una Sicilia giovane e attuale.

 

L’amaro Ménnula nasce da una vecchia leggenda e da una ricetta di un lontano passato riportato al presente in modo meraviglioso… quali sono però i vostri obiettivi per il futuro?

Tanti sono i nostri obiettivi, ma prima di tutto è affermarci nello scenario dei liquori regionali e nazionali, restando sempre un prodotto di fattura artigianale e rivolto ad un mercato di nicchia, dunque escludendo la grande distribuzione.

 

Il vostro amaro è un prodotto davvero gradevole non solo per il palato ma anche come perfetto ingrediente per drinks classici, moderni ed esotici. L’Amaro Obsession Team fa il possibile per divulgare questo verbo agli addetti ai lavori e agli amatori, ma voi come produttori cosa vorreste dire ai bartenders o agli chef o a tutti gli addetti ai lavori che ci seguono, come utilizzare al meglio il vostro prodotto  in cucina o dietro un cocktail bar?

Proviamo sempre ad immaginarci il nostro amaro, miscelato insieme ad altri liquori per la creazione di drink e cocktail, o protagonista di nuovi piatti e ricette, ma lasciamo ai professionisti del settore, bartenders e chef , l’utilizzo nel miglior modo possibile di Ménnula, sicuri che saranno all’altezza di esaltare il gusto del nostro prodotto.

 

 

Matteo Zed

PIERO NUVOLONI-BONNET – ARGALÀ

Piero, raccontaci un po’ di Argalà.

Argalà nasce ufficialmente nel 2011, ma io e il mio socio Enrico abbiamo iniziato dieci anni fa, per gioco, producendo il primo Pastis artigianale italiano (che non è un amaro, ma ci si può avvicinare per le proprietà digestive delle erbe di montagna contenute al suo interno). Nel 2015 abbiamo deciso di restaurare un’ex-stalla creando un liquorificio più grande e lì hanno preso vita nuovi prodotti, tutti strettamente legati al nostro territorio, con alla base erbe e botaniche provenienti da aziende agricole biologiche della nostra zona, inoltre dalla scorsa primavera abbiamo iniziato a piantare di fronte alla distilleria delle piante officinali da utilizzare in produzione. Al momento il nostro portfolio prodotti comprende: il Pastis artigianale alle erbe di montagna, il Gin artigianale al Genepy, l’Aperitivo Bitter artigianale alla Genzianella e, la nostra ultima creazione, l’Amaro artigianale Alpino.

 

Il vostro Amaro artigianale Alpino e il vostro Aperitivo Bitter artigianale sono dunque un biglietto da visita del vostro territorio, puoi raccontarci un po’ di più su questi due prodotti?

Il nostro Aperitivo Bitter artigianale è arrivato prima dell’Amaro artigianale Alpino e la storia che c’è alle sue spalle fa sorridere. Nel 2016, per l’addio al celibato di mio cognato, eravamo sulla montagna alle spalle del nostro liquorificio. Era tarda primavera e c’era una fioritura molto bella di genzianella. Enrico ed io, curiosi di assaggiare un po’ di tutto, abbiamo assaggiato il fiore fresco di genzianella e per rifarci la bocca dall’amaro del fiore abbiamo bevuto un energy drink preparato da noi con fiori di ibisco e zucchero e abbiamo detto: “è rosso, è amaro, abbiamo il Bitter!”. In liquorificio poi abbiamo fatto diversi esperimenti e abbiamo trovato la ricetta definitiva del nostro Aperitivo Bitter artigianale alla genzianella. L’Amaro artigianale Alpino, invece, è la nostra New Entry, un prodotto su cui abbiamo lavorato parecchio perché avevamo proprio voglia che ci fosse la montagna nel nostro Amaro, ma volevamo anche un prodotto che fosse facile da capire e che tutti riuscissero a berlo. Le botaniche principali presenti nel nostro Amaro artigianale Alpino sono gli aghi di pino, la lavanda, i fiori di sambuco e le scorze di arancia.

 

Il vostro non è il classico packaging, è un’idea nuova, da dove nasce?

Il packaging nasce un po’ per caso! Ho disegnato io stesso la prima etichetta del Pastis posizionando la scritta Argalà (che nel nostro dialetto significa “molto soddisfatto”) verticalmente affiancata da una stella che simboleggiasse l’anice stellato, ma più che una stella sembrava un cane e quindi ora ci siamo tenuti il cane!

 

In questi anni, dove siete riusciti ad arrivare con la distribuzione nel mondo?

Al momento, oltre ad avere la distribuzione sul territorio italiano, siamo presenti in Francia, in Germania, in Danimarca, in Australia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

 

Argalà punta molto ad arrivare dietro i banconi dei bar di buona parte del globo, in Italia se un bartender volesse acquistare Argalà a chi si deve rivolgere?

Innanzitutto invitiamo i bartender a venirci a trovare nel nostro liquorificio a Boves in provincia di Cuneo, che è la cosa che Enrico ed io apprezziamo di più perché assaggiando i prodotti in liquorifico per noi è molto più semplice raccontarli e spiegare come avviene la produzione e da dove nasce il legame con il nostro territorio. In Italia al momento siamo distribuiti da Velier.

 

Cosa diresti ad un professionista del beverage italiano affinché usi l’Amaro e il Bitter Argalà nel giusto modo?

La cosa che mi preme sottolineare è che Argalà ha una sua forte identità e si fa sentire anche nella miscelazione. Io consiglio i nostri prodotti nella preparazione di cocktails perché hanno dei sentori alpini unici e riescono ad essere l’elemento che aiuta a differenziarsi!

 

Quali sono i prossimi obiettivi di Argalà?

Essendo a 60 km dalle Langhe, zona molto importante per la produzione di vino, abbiamo iniziato, con un gruppo di Cocktail Bar di Parigi, tra cui Little Red Door, una produzione di Vermouth che si chiamerà Baldoria.

 

 

Matteo Zed

TONINO & MIRCO PAESANI – FABBRICA LIQUORI PAESANI

Ho il piacere di parlare con Tonino della seconda generazione Paesani, nipote di Paesani Ermanno, inventore della ricetta del famoso amaro negli anni ’60.

La nostra Azienda – ci racconta Tonino – nacque negli anni ’60, quando la produzione di liquori e amari fatti in casa iniziava a prendere piede un po’ ovunque. Io avevo circa 8 anni, e ricordo che il nome iniziale era Amaro Gorzano. Fu mio zio, Paesani Ermanno, a creare questa ricetta a base di genziana, fava tonka, china, rabarbaro, lavanda e altri fiori e radici. La nostra è un’azienda famigliare, che va di generazione in generazione e qui dentro – aggiunge Tonino- tutti devono saper fare tutto.

 

Come vi siete trovati a partire da zero, in un periodo non molto facile?

Quello che abbiamo fatto durante tutti questi anni è stato adattarci alle richieste di mercato, partendo da un unico prodotto e realizzando pian piano una gamma di liquori ed amari molto più ampia. La cosa che penso ci contraddistingua è il fatto di aver sempre puntato sul nostro territorio (Abruzzo), che ci ha sempre regalato grandi soddisfazioni, e noi vi rimaniamo fedeli.

 

Ci parli di Amaro Gran Sasso.

Amaro Gran Sasso, come detto poco prima, nasce in un periodo difficile. Per rispondere alle varie esigenze di mercato, mio zio ebbe l’ingegno nel creare 3 varianti dell’Amaro Gran Sasso: 40° tipo “forte” (che in questi ultimi anni ha preso piede nell’alta ristorazione e nelle enoteche); 30° il “classico”; e infine il 21°. Oltre a questi, dal 2007 hanno iniziato la produzione di Amaro Gran Sasso “Riserva”, per i palati più esigenti, prodotto in quantità limitata e che subisce un invecchiamento di 12 mesi in barrique.

 

Parlando con Mirco Paesani, figlio di Tonino e futuro leader aziendale.

Parlando di idee future, quali obbiettivi si pone Fabbrica Liquori Paesani?

Sicuramente quello che vogliamo fare è mantenere la qualità e l’artigianalità del nostro prodotto, continuando a rimanere su uno standard qualitativo ed una fascia di prezzo che differenzi il nostro amaro. Puntiamo sicuramente ad un’espansione nel territorio Italiano e non solo, ma ciò non ci allontanerà da quelle che sono le nostre origini Abruzzesi.

 

Dopo questa breve intervista, una visita guidata in azienda, e l’assaggio di prodotti d’élite, posso affermare che c’è grande passione e amore per il proprio lavoro in questa famiglia che punta all’eccellenza del prodotto.

 

Amaro Obsession ringrazia.

 

 

Federico Serafini

ROBERTO MAIORANO & DOMENICO CONVERSO – CALABRO LIQUORI

Questa volta Amaro Obsession sofferma la sua attenzione su una bella e giovane Azienda liquoristica del Sud, Calabro Liquori, che in pochi anni semplicemente partendo da una ricetta per la creazione di un liquore al Bergamotto della nonna di uno dei soci,  ha tirato fuori un’azienda che fa faville e si muove sul mercato del beverage come se ci fosse da un secolo.

Allora ragazzi cominciamo a farci conoscere dai nostri lettori, chi sono i fondatori dell’azienda Calabro liquori?

Salve a tutti, ci presentiamo, siamo due ragazzi Calabresi, Roberto Maiorano e Domenico Converso.

 

Come nasce l’azienda Liquoristica Calabro e da quanti anni operate sul mercato liquoristico?

L’idea di Calabro ronzava nelle nostre teste già quando neolaureandi a Milano pensavamo di poter creare una linea di bevande alcoliche che riportasse la gente a bere con piacere, ma soprattutto bere bene come life style. Decidiamo dunque dieci anni fa di inviare a Slow Food un campione di un liquore al bergamotto nato da una vecchia ricetta di famiglia, con un etichetta creata dal nostro coinquilino e compagno di università, Lucas Vargas, attuale Graphic Designer per il Corriere della Sera. Incredibilmente dopo qualche settimana ci arriva un messaggio di notifica che ci informa che il Calabro, il nostro liquore, aveva vinto il primo premio come prodotto di nicchia selezionato su 413 prodotti. Da allora si è aperto un mondo!

 

Roberto e Domenico il vostro packaging è molto interessante, un’etichetta moderna, ma con molti intrinsechi significati, potete un po’ spiegarci il lavoro fatto da Lucas Vargas sull’immagine di Calabro?

È vero l’etichetta nasconde molte spiegazioni che riguardano la nostra terra. In alto al centro, infatti, è possibile vedere le otto torri che circondano la nostra città, Cariati Marina, i torrioni di protezione, simbolo storico di Cariati poi circondata dal mare.

 

Ragazzi, ma come siete arrivati, partendo da una bottiglia fatta in casa e un budget inesistente a far nascere un liquorificio con un ampio portfolio di prodotti come Calabro Liquori Company?

Noi Siamo due soci ben amalgamati, normalmente io Domenico sono la mente e Roberto è il braccio, colui che ha fondato un liquorificio moderno dal nulla. Abbiamo innanzitutto capito che il prodotto poteva piacere al consumatore e dunque era necessario creare una linea produttiva che potesse garantire un certo numero di bottiglie ogni mese, ma soprattutto creare una ricetta stabile e mai diversa ad ogni produzione. La caratteristica più grande del nostro lavoro è l’utilizzo di ingredienti naturali e una lavorazione artigianale. Per esempio il bergamotto viene creato non solo utilizzando la buccia dei bergamotti calabresi in vasca di macerazione, ma infine tagliando il liquore anche con una larga parte di succo naturale spremuto dai bergamotti una volta spellati.

 

Nel vostro portfolio prodotti esiste un buonissimo amaro, Amaro Brethium, volete gentilmente raccontarmelo?

L’Amaro Brethium racconta un po’ la storia del nostro territorio, in particolare del popolo che viveva sulle nostre terre in epoca pre-romana, i Brethi. Un popolo che viveva di pastorizia, il cui ricordo è rimasto vivo dopo la scoperta, circa 40 anni fa, della tomba di un capo villaggio Bretho insieme al quale erano stati seppelliti tutti i suoi averi, tra questi un anfora tipica che appare anche sulla label del nostro Amaro Brethium.

 

Quali sono le botanicals usate per la creazione di Amaro Brethium?

Sono innanzitutto elementi che nascono e crescono nel nostro territorio, i più importanti sono la genziana del Pollini, la cicoria, il bergamotto, l’arancia amara e la rucola selvatica.

 

In che modo usate la rucola in vasca di macerazione?

In verità devo svelarti un segreto, per noi la rucola è un po’ come lo zafferano per un noto liquore beneventano, infatti viene messa in vasca di macerazione a liquore finito, dove viene lasciata in estrazione per cinque giorni, poi eliminata è filtrato nuovamente il composto arricchito di una nota vegetale e fresca grazie alla clorofilla rilasciata da questa erba amara.

 

Volete voi ricordare ai nostri lettori gli altri prodotti del portfolio di Calabro liquori.

Bergamotto come già detto, Fungo Porcino, liquore su cui puntiamo molto perché primo sul mercato del beverage, Finocchietto Selvatico fatto con i fiori raccolti sulle nostre colline, il liquore al Clementino, frutto biologico che nasce nei nostri frutteti e che per il calabrese rappresenta un po’ l’infanzia e il nostro mare. Siamo partiti con tre prodotti e ora ne abbiamo più di venti.

 

Quale di questi prodotti rappresenta per voi una novità?

Senz’altro la Piretta, un frutto oramai in estinzione, un agrume simile ad un lime, che rilascia un flavormeraviglioso e inconfondibile

 

Sin da subito vi siete esposti creando una rete commerciale anche fuori dall’Italia, capendo l’importanza dei Bar Show e partecipandovi immediatamente; ad oggi nel mondo dove potremmo acquistare Amaro Brethium?

UK, USA, Japan, China e quasi tutta Europa.

 

Tra gli obiettivi di Calabro mi sembra di aver capito ci sia il desiderio di diventare protagonisti anche nella moderna miscelazione, possiamo capire come?

Sicuramente con dei nuovi prodotti utili ai fabbisogni del moderno miscelatore come dei Bitters con dei gusti nuovi, mai avuti sul mercato ed un nuovo importante mix di botaniche e alcol che andrà ad abbracciare la miscelazione esotica, ma non vogliamo dire di più a riguardo. dal punto di vista operativo invece vogliamo assolutamente aumentare la produzione attraverso un ampliamento e l’aggiunta di nuovi macchinari in grado di supportare questa esigenza.

 

 

Matteo Zed

ATTILIO FARANDA – LA CASA DELLA NATURA

Salve Sig. Faranda. È per noi di Amaro Obsession un vero piacere poterle fare qualche domanda riguardo la vostra azienda e il vostro Amaro Nebros. Per cominciare ci racconti di come è nata La Casa Della Natura.

La Casa della Natura è una giovane azienda produttrice di liquori artigianali, nata a Sinagra, un piccolo comune in provincia di Messina, nel 2012. Essa basa l’attività d’impresa sulla qualità e sulla tipicità dei prodotti al fine di realizzare liquori non industriali, bensì di nicchia. Fin dalla gioventù ho avuto interesse a cimentarmi nell’elaborazione di liquori; inizialmente era una semplice passione che coltivavo nel mio tempo libero, in seguito ho avuto la convinzione e, soprattutto, la voglia di investire e di trasformare la passione in un business. Il fattore predominante di questa scelta è stato anche quello di cercare a tutti i costi di dare un futuro lavorativo alle mie due figlie. L’azienda è, infatti, ormai interamente gestita da loro che, a poco a poco, hanno imparato tutti i segreti dell’area di produzione e di commercializzazione del prodotto.

 

La produzione dei liquori artigianali de La Casa Della Natura avviene nel territorio dei Monti Nebrodi in Sicilia. Quanto è importante per l’azienda il rapporto con l’ambiente circostante?

Il rapporto dell’azienda con l’ambiente circostante è di primaria importanza; è un fattore che spesso e volentieri fa piacere ricordare. I nostri liquori devono essere tipici e l’elemento che determina la tipicità di una produzione è la presenza di un legame diretto tra il prodotto finito e territorio. La nostra azienda “sfrutta” le materie prime presenti in ottima quantità sui Nebrodi, che siano esse nocciole, agrumi o erbe selvatiche.

 

La produzione artigianale de La Casa Della Natura è attenta a lavorare le materie prime in base al periodo della raccolta in modo da non ricorrere mai ad additivi, estratti, essenze e coloranti. Ci racconta questa filosofia dell’azienda?

Avendo le materie prime sul luogo, il processo produttivo è molto veloce: dalla raccolta si passa immediatamente alla produzione. Ciò porta ad un prodotto più sano e resistente che non ha bisogno dell’aggiunta di additivi, coloranti, ecc. La nostra filosofia è dunque quella di creare un prodotto altamente qualitativo, di nicchia. Da studi di mercato sappiamo come il cliente oggi stia molto più attento alla qualità del prodotto rispetto agli anni passati: preferisce acquistare un prodotto che sa essere di ottima qualità e si informa adeguatamente anche leggendo le etichette. È a questo target che noi rivolgiamo la nostra attività di impresa.

 

Ci parli di Amaro Nebros, come è nata la sua ricetta?

L’idea dell’Amaro Nebros è frutto della possibilità avuta di leggere, nonché studiare, i manoscritti di Padre Bernardino di Ucria, un grande botanico vissuto dal 1739 al 1796, fondatore dell’orto botanico di Palermo. Lo stesso ha individuato e classificato la maggior parte delle erbe presenti sul territorio siciliano e su quello dei Monti Nebrodi e le ha trascritte sui suoi libri. Da qui ho esaminato una pianta molto acre, la “Centaurium Erythraea”, che si presta benissimo alla produzione di amari grazie alle sue proprietà molto digestive e amaricanti. Successivamente ho ricercato la pianta sui Monti Nebrodi notando che cresce in ottima quantità: ad oggi essa rappresenta la base dell’Amaro Nebros.

 

Ci può descrivere il processo produttivo e le botaniche che danno vita a Amaro Nebros?

Per quanto riguarda il processo produttivo, ha inizio con l’infusione nei maceratori a freddo delle erbe, spezie, e radici per circa un mese. Passato questo arco temporale, dal maceratore fluisce molto lentamente il liquido alcolico in modo da essere già chiaro e limpido. Le erbe rimaste nel maceratore sono scartate e non pressate al fine di non rovinare la qualità del prodotto finale. Per tale produzione quindi è utilizzato solo il fior fiore della macerazione ed è, ovviamente, un prodotto privo di additivi, coloranti, essenze, estratti e, soprattutto, privo di zucchero.

 

Amaro Nebros è un amaro senza aggiunta di zucchero. Ci può spiegare il perché di questa scelta?

Il motivo di questa scelta è, senza dubbio, di natura storica, in quanto anticamente gli amari venivano realizzati senza zuccheri perché rappresentavano delle vere e proprie pozioni curative. Grazie anche agli studi di Padre Bernardino ho capito il vantaggio di realizzare l’amaro senza zucchero. Questi studi, ad oggi, mi sono stati di grande aiuto in quanto i clienti hanno la tendenza ad acquistare prodotti con meno zuccheri possibili. L’obiettivo di qualsiasi azienda è proprio quello di soddisfare i clienti e, per tale motivo, credo che in futuro il numero di amari privi di zucchero tenderà ad aumentare. Sicuramente, però, l’Amaro Nebros sarà tra i primissimi ad aver fatto questa scelta.

 

Negli ultimi anni negli U.S.A. è scoppiata l’amaro-mania: il nuovo trend che vede protagonista nel settore beverage l’amaro. Quale crede che sia il quidche farebbe spopolare l’amaro anche qui in Italia?

L’Italia è da sempre una nazione legata alle tradizioni. Realizzare un prodotto legato alla storia, con ricette antiche tramandate da generazioni, potrebbe essere un fattore che spinga i clienti italiani a gustare più amari.

 

Per concludere, Sig. Faranda, quali sono i prossimi obiettivi della sua azienda?

Sicuramente nel futuro sarà importante aumentare la commercializzazione del prodotto: da qualche tempo abbiamo iniziato l’esportazione del prodotto all’estero. È un canale di vendita molto interessante che, nel futuro, vorremmo incrementare maggiormente.

 

 

Martina Proietti

ELIO CARTA – SILVIO CARTA

Ci tengo a dire che è davvero un onore per me poter fare la mia prima intervista ad un personaggio così rilevante come Elio Carta, il figlio di un uomo che nel dopo guerra ha avuto la prontezza ed il coraggio di tirar su una delle aziende più significative sul territorio Sardo e trasmettere tutta la sua passione al figlio. Com’è nato questo amore per i prodotti della sua terra?

Preciso che sono semplicemente un uomo che lavora. Come tanti. L’amore per i prodotti è stato spontaneo. Avendo frequentato sin da piccolo il mondo agricolo, con tutte le sue sfumature, istintivamente il cuore ha proseguito per quella strada. La passione arriva quanto ti rendi conto che la natura restituisce rispetto e soddisfazioni quando viene rispettata. Per mio figlio è stato automatico e spontaneo continuare il cammino che ha visto da piccolo.

 

La sua attività viene alla luce intorno la fine degli anni Quaranta coltivando prettamente i vitigni per produrre il Vernaccia, un vino caratteristico delle terre Sarde. Com’è iniziato tutto?


È iniziato subito dopo la guerra. C’era tantissima miseria e tantissimo desiderio di ripartire, di crescere, di dimenticare tutti gli orrori vissuti e la volontà di far stare bene la famiglia. Qui c’era molta richiesta di Vernaccia e quindi ho iniziato a produrre Vernaccia.

 

La fine degli anni settanta fu un periodo di grande crescita e cambiamento per la sua azienda, vuole raccontarci com’è nata l’idea di ampliare il mercato e introdurre altri prodotti oltre al vino?


La fine degli anni 70, per l’esattezza 1981, fu lo spartiacque per la ns. azienda. Il vino Vernaccia ebbe un brusco calo d’interesse in quanto i gusti stavano cambiando rapidamente per cui, dopo varie valutazioni, decidemmo di riconvertire parte dell’azienda per produrre prodotti alcolici.

 

La vostra famiglia fu una delle prime a portare sul mercato i prodotti Biologici, ci parli di questa “ Armonia con la natura”.


L’idea di produrre prodotti biologici nasce da due motivazioni, la prima siccome si trattava di mirto, quindi di un arbusto spontaneo, ripetere semplicemente quanto già la natura ci offre. La seconda era quella di verificare se il mercato avesse interesse per un superalcolico biologico.

 

Tra Vermouth, liquori e distillati avete talmente tanti prodotti a dir poco splendidi che non saprei da cosa iniziare, ma visto il nostro orientamento amaro saremmo entusiasti di sapere qualcosa in più sulla curiosa storia del vostro Amaro Elicriso.

La produzione dell’amaro di Elicriso è frutto dell’amore. Da noi l’Elicriso nasce vicino nella sabbia, per cui quando arrivavo al mare sentivo questo profumo inebriante, di un’intensità infinita e talmente trascinante e coinvolgente da lasciarmi senza parole. Puntualmente mi ripetevo: devo fare qualcosa. E dopo quattro anni di prove è arrivato.

 

Ci parli del prodotto che vi ha dato la gratificazione più importante.

Il prodotto che ci ha maggiormente gratificato è stato il Vermouth in quanto è stato il primo dei prodotti di alta gamma (quindi l‘inizio di una nuova linea e anche di una nuova svolta produttiva) e anche perché ,essendo ottenuto da Vernaccia invecchiata, ha consentito di riproporre la Vernaccia sul mercato. Quest’anno al Vinitaly la Vernaccia di Oristano DOC riserva 2004 Silvio Carta è stato riconosciuto come il miglior vino Italiano.

 

Arrivati a questo punto qual è la prossima vetta da conquistare?

Abbiamo quasi completato la linea di alta gamma per cui la prossima vetta è quella di presentarci in maniera più decisa sul mercato. Notizia di qualche giorno: abbiamo firmato un accordo distributivo con Coca Cola con due Vermouth e quattro Gin. Per il territorio nazionale.

 

Signor Carta, le faccio l’ultima domanda ma non meno importante.
I suoi prodotti si stanno facendo sempre più spazio sulla bottigliera di tanti bar italiani e sempre più Bartender sono incuriositi dai vostri prodotti, avete mai pensato di dar vita ad una Competition?


Sicuramente nel corso del 2019 cercheremo di dare vita a qualche forma di Competition.

 

 

Mary Surgucheva

FRANCESCO PAOLUCCI – PAOLUCCI LIQUORI

Salve Sig. Paolucci, è per Amaro Obsession un gran piacere poterla intervistare. La storia della Vostra azienda di Famiglia affonda le radici nei primi anni del Novecento, ci può raccontare come nasce Paolucci Liquori e come si evolve nel tempo?

La Paolucci Liquori nasce a Sora in provincia di Frosinone agli inizi del Novecento grazie alla passione di Vincenzo Paolucci per i prodotti del territorio ed in particolar modo per le piante officinali di cui la zona era molto ricca essendo a ridosso del Parco Nazionale del Lazio e dell’Abruzzo. Da allora sono passati molti anni e molta strada è stata fatta, siamo arrivati alla quarta generazione. Dopo di lui si sono succeduti il figlio Donato i nipoti Mario ed Ermanno fino ad arrivare ai giorni nostri con noi pronipoti.

 

STORIA, TERRITORIO, TRADIZIONE, INNOVAZIONE TECNOLOGICA e INTERNAZIONALIZZAZIONE: queste le parole chiave della Paolucci Liquori. Cosa significa per lei portare avanti questi focus aziendali?

La nostra azienda è certamente legata a tutti questi focus. Penso che nessuno di questi punti possa prescindere dagli altri per poter essere competitivi in un mercato in continua evoluzione ma anche molto attento alle tradizioni.

 

Qual è il suo primo ricordo legato all’Opificio Paolucci? Ci può raccontare un aneddoto legato all’Azienda?

Quando ero piccolo, accompagnavo mio padre nella nostra vecchia sede di Viale San Domenico e ricordo che ero affascinato dalla linea di imbottigliamento in funzione, ma soprattutto ricordo con molto piacere i profumi degli infusi che si percepivano quando entravo in azienda. Caratteristica quest’ultima che ancora oggi risulta molto piacevole ed apprezzata dai nostri visitatori.

 

Amaro Ciociaro: la sintesi tra territorio e tradizione. Ci racconta di come è nato e di come è diventato il magnifico prodotto che è ora?

L’Amaro Ciociaro è certamente il nostro prodotto più rappresentativo ed è stato uno dei primi prodotti creati dal mio bisnonno insieme a suo figlio Donato. Da sempre identifica il nostro territorio in quanto la sua ricetta è composta da elementi che erano facilmente reperibili sulle montagne circostanti.

 

Ci può descrivere il processo produttivo che dà vita a Amaro Ciociaro? Il vostro amaro ha un gusto pieno ed equilibrato, quali sono le botaniche usate nell’infusione?

Le botaniche usate per le infusioni sono 16 e si compongono di varie spezie, fiori, radici, frutti ed erbe officinali con cui si producono infusi alcolici ed estratti. Tra le più significative possiamo certamente citare la Genziana, la Cannella, l’Arancia dolce ed il Limone. Per le infusioni e gli estratti, i vari elementi sono suddivisi in due gruppi alcuni vengono preparati da soli e poi miscelati solo alla fine del processo con tutto il resto, nel  secondo gruppo invece viene fatta una concia con erbe officinali, frutti e radici, un “blended” che poi viene aggiunto agli altri infusi ed estratti nell’ultima fase della produzione. Terminata la fase di infusione ed estrazione, i vari infusi ed estratti vengono miscelati con acqua, zucchero ed alcool. Il prodotto viene lasciato decantare per qualche tempo per poi essere filtrato ed imbottigliato.

 

La sua azienda, Sig. Paolucci, esporta i suoi prodotti in tutto il mondo. Quali sono i Paesi che danno più soddisfazioni?

In tutti questi anni abbiamo, in effetti, esportato un po’ in tutto il mondo. I Paesi dove siamo riusciti però più degli altri a fidelizzare i nostri clienti sono certamente Irlanda, Svezia, Inghilterra, Albania, Francia e soprattutto gli Stati Uniti.

 

Negli ultimi anni, negli U.S.A., è scoppiata l’amaro-mania: gli amari sono entrati a far finalmente parte del mondo della mixology. Che cosa pensa di questa nuova tendenza?

La tendenza della Mixology ha determinato una rivalutazione degli Amari sui mercati nazionali ed internazionali. L’Amaro viene sempre più utilizzato al di fuori dei contesti abituali poiché le sue caratteristiche olfattive e gustative molto decise lo rendono adatto alla creazione di cocktails con una spiccata personalità. Il nostro Amaro Ciociaro per esempio è molto apprezzato dai mixologist in particolare quelli statunitensi. Ascoltando le loro testimonianze, riesce a dare un bouquet incisivo ma sempre gradevole alle loro miscelazioni. A questa accoglienza favorevole ha certamente contribuito il fatto di aver ricevuto delle menzioni molto positive su libri e riviste di settore. Tra queste non posso non citare quella di uno dei guru della miscelazione Mr. David Wondrich che ha considerato l’Amaro Ciociaro molto simile ad un Amaro Vintage ormai introvabile che è molto richiesto dai vari bartenders  per la preparazione di Cocktails Vintage. Un’altra citazione molto gradita è stata quella di Mr. Brad Thomas Parsons che ha recensito il nostro Amaro Ciociaro nel suo bellissimo libro “AMARO”.

 

Amaro Ciociaro, il vostro fiore all’occhiello, è molto apprezzato dagli specialisti del bar ed è usato in moltissime ricette di cocktails provenienti da tutto il mondo, a tal proposito, com’è il suo rapporto con i bartenders?

Sicuramente di riconoscenza. Li considero dei veri e propri artisti, degli “alchimisti” che spesso compiono un percorso di studio approfondito della storia, degli ingredienti e dei sapori dei vari prodotti che usano per le loro creazioni. Hanno dato vita ad un nuovo modo di fare e bere Cocktails grazie alla ricerca di prodotti originali e di qualità.

 

Ci può accennare, Sig. Paolucci, i vostri progetti per il più vicino futuro? Quali sono gli obiettivi di Paolucci Liquori?

 

Gli obiettivi sono certamente di crescita e di ricerca di nuovi mercati, per fare ciò abbiamo da sempre partecipato alle fiere del “food and beverage” più importanti come: Anuga di Colonia, Sial di Parigi, Prowein di Dusseldorf, Vinitaly di Verona, Cibus di Parma, Fancy Food di New York City, Prowine di Shanghai, Fine food Australia. Negli ultimi due anni ci stiamo orientando su manifestazioni più adatte, a nostro avviso, ai nostri prodotti e alla miscelazione. Abbiamo già partecipato all’Imbibe di Londra, al Bar Convent di Berlino e al Bar Convent di Brooklyn, già programmato Berlino e Brooklyn rispettivamente per Ottobre e per Giugno prossimo e stiamo valutandola nostra partecipazione ad altre manifestazioni interessanti per il prossimo futuro.

 

 

Martina Proietti

MATTEO LUXARDO – LUXARDO

Buongiorno Matteo, bellissimo poterti intervistare, grazie innanzitutto per il tempo che ci concedi visto che sei in procinto di ripartire per uno dei tuoi lunghi viaggi di lavoro.  Comincio subito col chiederti, quale è la responsabilità maggiore e la maggiore soddisfazione a portare un Cognome così importante sulle spalle?

Il nome Luxardo nel modo della liquoristica e cockteleria è importante, io sono stato fortunato a finire in una famiglia come la Luxardo, ci sono pro e contro, ho l’onore di portare in giro per il mondo questo cognome che significa storia, passione e eccellenza italiana.

 

Abbiamo parlato e letto tante volte della bellissima favola Luxardo, dove un liquore maraschino fatto in casa diventa in un secolo un icona del beverage internazionale, puoi dirci a quale dei tuoi antenati del passato della famiglia Luxardo ti ispiri come imprenditore per la tua attività in azienda?

Di sicuro a Girolamo, visto anche una lieve somiglianza. Era un uomo con un intuito formidabile per gli affari. Quello che non mi accomuna sono le 2 moglie e i 21 figli. Un’altra persona a cui mi ispiro è mio padre, persona caparbia, grande lavoratore, è riuscito negli anni a riaprire alcuni mercati esteri molto importanti per noi, io nel mio piccolo sto cercando di fare lo stesso.

 

È da molto che siete super attivi nel mondo degli amari, bitters e aperitivi, con le vostre produzioni, ancor prima tornassero alla ribalta, come in questo preciso momento storico. Cosa Vi ha spinto cosi’ tanto a crederci nonostante ci siano stati momenti in cui commercialmente questa gamma di prodotti non aveva il giusto appeal con i consumatore finale e l’addetto ai lavori?

Ma sai, la Luxardo sin dalla fine dell’800 ha prodotti liquori a base erbe, quindi è stato normale per noi proseguire questa tradizione, prima il mercato principale per i nostri amari era prevalentemente il turista che ci veniva a trovare in azienda, ora li vendiamo in tutto il mondo. Abbiamo sviluppato anche nuovi prodotti quale il Bitter Bianco cercando di mantenere gli ingredienti della tradizione utilizzando tecniche innovative di produzione.

 

Il mondo dei bartenders e addetti ai lavori ti vede come un mito, una celebrity, puoi raccontarci come un  predestinato come te vive una sua giornata tipo, fuori dal mondo lavorativo e quali sono le tue passioni.

Celebrity mi sembra un po’ esagerato, ho cercato di essere me stesso e di rappresentare al meglio la Luxardo non solo come brand ma anche come famiglia. Al di fuori del lavoro sono un marito e padre di famiglia, cerco di passare il mio tempo con mia moglie e i bambini, quelle sono le mie passioni, vedere i propri figli crescere e diventare delle persone.

 

Sei il Volto che rappresenta Luxardo all’estero, puoi raccontarci di più del rapporto di LUXARDO con il  Resto del mondo? Raccontarci dei  paesi che vi danno più soddisfazione,quelli che ti hanno regalato momenti speciali dove torni con piacere, e quelli dove i risultati hanno sorprendentemente superato le aspettative.

Ormai sono 20 anni che lavoro con la Luxardo e almeno 15 che giro per il mondo a far conoscere i nostri prodotti, noi cerchiamo di essere un’azienda leale nei confronti dei nostri importatori, questo significa che se proprio non succede qualche cosa cerchiamo di mantenere i rapporti a lungo temine, esempio il nostro importatore in Austri lo abbiamo dal 1846. Detto questo ormai molti di loro sono diventati amici e quando si lavora con amici è sempre più facile. Mentre il rapporto Luxardo con il resto del mondo cerchiamo di lavorare al meglio nel rispetto delle altre aziende e concorrenti, siamo un’azienda piccola che lavora duramente con molta passione, sono dell’idea che per essere apprezzati e rispettati si debba essere umili dare il meglio senza calpestare nessuno. Le altre aziende ci rispettano perché siamo ancora della vecchia guardia siamo ancora dei gentleman.

 

Come la vedi questa Italia?

Viaggiando molto all’estero vedo che non siamo molto diversi da tanti altri paesi, la politica è una schifezza ovunque, ma il nostro paese rimane il più bello del mondo, abbiamo storia, cultura del bere e del mangiare, arte, città e borghi meravigliosi.

 

Poco tempo fa abbiamo conosciuto Marco Schiavo il quale alla nostra domanda per quale azienda italiana concorrente avesse maggior stima e rispetto e lui ci ha risposto senza nessun dubbio: LUXARDO! Ora tu nella Medesima situazione, escludendo a priori Marco, visto che condividete oltre al lavoro la passione per il buon cibo, per quale azienda concorrente produttrice anche di liquori amaricanti ti sentiresti di esprimere la tua stima e rispetto?  Perché?

Innanzi tutto ringrazio il nostro amico Marco Schiavo facendogli anche i complimenti per lo splendido lavoro che sta facendo con la sua azienda. Come aziende che ammiro ce ne sono un paio, prevalentemente per la loro storia e le capacità dei membri della famiglia di portare avanti l’eredità e il nome delle loro famiglie; una è Branca e l’altra Alberti.

 

Siamo giunti al termine di una bella chiacchierata, per finire Matteo, puoi confessarci quale dei prodotti nel portfolio Luxardo attualmente sul mercato ti dà maggiori soddisfazioni e cosa bolle in pentola in famiglia, quali progetti o nuovi prodotti avete in cantiere?

Il penultimo nato di faglia è il Bitter Bianco, questo prodotto unico nel suo genere sta dando i suoi frutti, sempre più bartender lo stanno utilizzando, poi l’ultimo di casa Luxardo è il Sour Cherry gin, un prodotto creato con il nostro London Dry Gin (ricetta del 1936) e il succo delle nostre ciliegie marasche.

 

 

Matteo Zed