GIGLIOLA SIMONETTA VARNELLI – DISTILLERIA VARNELLI

Dalle pendici dei Monti Sibillini alla Conquista del Mondo, l’azienda Varnelli dal 1868 ad oggi ne ha fatta di strada… Come professionista del settore credo che insieme ad altri pochissimi Brands, Varnelli ispiri a chiunque abbia davanti una Vostra bottiglia grande reverenza e rispetto, come a noi di Amaro Obsession quest’oggi. Può per cortesia, Sig.ra Varnelli, raccontarci la bella storia che Vi rappresenta, focalizzando anche l’attenzione sui tre uomini che ne hanno condotto l’ascesa fino al 1975: il Vostro Bisnonno, il Nonno ed infine Vostro Padre.

La Distilleria Varnelli, attraverso quattro generazioni, è arrivata a 150 anni di ininterrotta attività familiare. Era il 1868 quando Girolamo Varnelli fondò l’azienda artigianale ed erboristica nelle Marche. Grande appassionato di erbe aromatiche e piante officinali, Girolamo – che abitava a Cupi di Visso nel cuore dei Monti Sibillini, ora Parco Nazionale – seppe trarre dalla natura, dalle abitudini popolari e dalle produzioni dei Monaci Benedettini lo spunto per una felice intuizione: l’Amaro Sibilla, il cui nome intendeva sottolineare già allora l’imprescindibile legame con il territorio d’origine. Ad esso affiancò il liquore d’anice ed altri elisir. Seguendo le orme del padre, Antonio Varnelli, trasferì l’azienda a Pievebovigliana strutturandola in modo più complesso e a lui si deve la definitiva messa a punto della ricetta del Mistrà Varnelli, Anice Secco Speciale, che pur richiamandosi alla diffusa tradizione marchigiana del Mistrà e degli altri liquori d’anice diffusi in tutti i Paesi del Mediterraneo ,è unico ed originale ed è diventato il prodotto di punta della nostra azienda anche grazie all’instancabile promozione che ne fece il figlio Girolamo, erborista come il nonno ed entusiasta alfiere del Varnelli. Nel corso dei decenni, il nostro Anice Secco Speciale, – che ottenne la Medaglia d’Oro alla Prima Esposizione di Vini e Liquori d’Italia nel 1950 – è arrivato a chiamarsi esclusivamente “Varnelli” per la sua unicità, la sua originalità e la sua “indipendenza” rispetto alle varie categorie di liquori di anice. Esso è il prodotto portabandiera della nostra Distilleria, di cui identifica il marchio: si è affermato come “sovrano correttivo del caffè”, è percepito come prodotto Premium nella categoria degli anisati ed è molto apprezzato anche dalla nuova generazione di bartender.

 

Siete una splendida realtà imprenditoriale al femminile, quattro donne al timone: tre sorelle – Gigliola Simonetta, Mari Donatella, Orietta Maria – e vostra madre Elda. Quanto è complicato essere donna in un mondo, come quello del beverage, popolato quasi completamente da uomini e cosa avete nel Vostro modo di gestire l’azienda ereditato dal passato e invece cosa di nuovo avete apportato?

Già all’epoca dei nostri antenati, le donne hanno contato molto e c’è sempre stata una profonda identificazione tra la famiglia e la Distilleria che porta il nostro cognome. Ciò ha sicuramente facilitato il nostro approccio alla gestione, anche se siamo tutte donne e, per quanto mi riguarda, posso francamente dire che non ho mai percepito barriere dovute al mio essere donna, sia nell’ambito prettamente commerciale sia nell’ambito delle varie altre attività che riguardano il mondo del beverage. Se si trasmette entusiasmo in ciò che si fa, fedeltà alla qualità e alla tradizione dei propri prodotti, correttezza e disponibilità, si è sempre ben accetti e il genere non conta. Questi valori li abbiamo ereditati e fatti nostri e su di essi interpretiamo le sfide del presente e i programmi per il futuro. Quella di oggi è un’impresa che, nel conservare e perpetuare scrupolosamente cultura e tradizioni tramandate attraverso generazioni, è attenta all’innovazione e alla proiezione verso il futuro. Ai prodotti storici, negli ultimi anni, si sono aggiunti il DARK PASSION, lo SKIPASS, il MANDARINO LIQUORE, il DELIZIA MIXOLOGY che hanno reso più articolata la nostra gamma ed ancora altri sarebbero arrivati se il grave sisma che ha colpito la nostra area ed in parte la nostra struttura non avesse imposto, negli ultimi due anni, una battuta d’arresto ai programmi di sviluppo. Ma non ha avuto rallentamenti l’attività promozionale e divulgativa mirata a far conoscere il nostro Marchio ed a stimolare ulteriori ed accattivanti modalità d’uso sia dei nostri prodotti classici che di quelli più recenti. Soprattutto rivolgendoci alla nuova generazione di bartender, molto attenti ai prodotti di nicchia e su base botanica.

 

I vostri prodotti sono da sempre il simbolo dell’artigianalità e della territorialità, parlando di Amari, può gentilmente raccontarci l’Amaro Sibilla e l’Amaro dell’Erborista, discostandosi dalle classiche note esplicative e organolettiche, ma col cuore e gli occhi del produttore e raccontando quanto del Vostro territorio è in essi.

C’è un mondo di cose belle da dire sia su come sono nati i nostri Amari sia su come sono fatti, ma dovrò necessariamente riassumere. L’AMARO SIBILLA fu inventato dal fondatore Girolamo Varnelli per curare le febbri malariche dei pastori dei Monti Sibillini che andavano in transumanza nella Maremma e per questo contiene molta Genziana e China combinate sapientemente con altre specie botaniche. L’estrazione dei principi attivi avviene tramite un decotto su fuoco a legna che viene dolcificato con miele dei Monti Sibillini. Occorrono, poi, molti mesi di decantazione e una filtrazione a tela prima che possa essere imbottigliato. Un prodotto di alta qualità erboristica che sta riscuotendo il gradimento degli esperti e si è posizionato ai vertici della categoria sia in Italia sia all’estero. L’AMARO DELL’ERBORISTA è una variante dell’Amaro Sibilla che nel 1975, appena diventata Erborista presso l’Università di Siena, ebbi l’idea di proporre inizialmente alle erboristerie e alle farmacie. Esso, sempre fatto con decotto di botaniche su fuoco a legna, si differenzia dall’Amaro Sibilla per minor gradazione alcolica (21% contro 34%) e per la presenza di Rabarbaro. Non è filtrato e viene proposto con la caratteristica opalescenza determinata dal miele. E’ presentato in una caratteristica bottiglia con tappo meccanico ed ha un’etichetta che sottolinea la sua artigianalità di stampo erboristico. Le sue proprietà organolettiche, il suo colore, la sua torbidità ed il suo packaging stanno affascinando il mercato italiano ed internazionale.

 

Da sempre siete sostenitrici dell’artigianalità nella produzione di Amari e liquori, nonostante l’attuale disciplinare Europeo permetta la produzione tramite aromatizzazione (le infusioni si possono acquistare già pronte presso produttori qualificati per aromatizzare una base alcolica in base ad una ricetta in possesso del produttore a cui rimarrà solo che eseguire la mescola e il riposo e successiva dolcificazione), processo produttivo che toglie molto del fascino dal lavoro di Erborista o Maestro Liquorista o dall’appellativo di “produttore artigianale”. Cosa si sente di dire a riguardo, ma soprattutto quale messaggio vorrebbe inviare agli addetti ai lavori che ogni giorno scelgono e propongono l’Amaro ai loro ospiti?

La nostra azienda nasce dall’esperienza erboristica del bisnonno e ancora oggi replichiamo le ricette e i metodi produttivi che abbiamo ereditato. Pensi che sono ancora in funzione le caldaie di rame su fuoco a legna di oltre cento anni fa. Ed ancora frantumiamo la China e la Cannella nel mortaio di marmo che usava il nostro bisnonno.  Non mi sento però di demonizzare in modo generalizzato gli estratti naturali ed il loro utilizzo. Se essi sono di alta qualità sia quanto a materie prime utilizzate sia quanto a metodo estrattivo, hanno anch’essi una loro dignità e richiedono maestria e competenze. L’arte “aromataria”, quella praticata già dai Monaci e dagli Speziali, ha una storia antica sia in farmacia sia in liquoreria sia nel settore alimentare. Tutto dipende dal tempo, dai metodi estrattivi e dai costi che si vogliono sostenere.

 

Lavorando in giro per il mondo ho visto gli Amari Varnelli ovunque, ma soprattutto ho visto l’amore per i vostri prodotti essere prerogativa di ogni consumatore ed addetto ai lavori proveniente da ogni parte del globo, ma allo stesso tempo ho visto i vostri prodotti essere un must per i bartenders americani sui quali l’Azienda mi sembra puntare molto, ma non ho visto purtroppo la stessa attenzione da ambedue le parti in Italia, dove i prodotti Varnelli rimangono il prodotto Top di nicchia identificato però più come un dopo pasto. Quali sono i limiti dell’Italia in fatto di Amari dietro il bar come ingrediente per la miscelazione? Pensate dunque di promuovere un’attività di collaborazione più proficua anche qui in Italia con i moderni miscelatori nel futuro? E in caso positivo come?

È vero, i nostri Amari ed anche il Varnelli hanno affascinato i bartenders di Oltreoceano e di molti altri Paesi del mondo posizionandosi ai vertici del settore di riferimento e nei locali più prestigiosi dove vengono utilizzati soprattutto nei cocktail. In Italia, almeno per noi, il fenomeno è partito con un po’ di ritardo ma c’è ormai grande fermento sia da parte dei consumatori sia da parte della nuova classe di bartenders, entrambi sempre più alla ricerca di liquori ed Amari italiani tradizionali e di qualità. Negli ultimi anni, anche da zone dove la nostra distribuzione non è massiccia, ci provengono richieste spontanee dei nostri prodotti più classici. C’è una sorta di passaparola tra addetti ai lavori che si confrontano tra loro e si comunicano le loro esperienze e le loro scelte. Attualmente il Varnelli e i nostri Amari sono presenti in locali che anni indietro non li avrebbero utilizzati nella miscelazione. Addirittura il mondo dei nuovi bartender ha scoperto anche il nostro Caffè Moka sul quale non abbiamo mai investito un euro per la promozione e per la comunicazione. Sta facendo da sé, aumentando di giorno in giorno la sua diffusione. Già dal 1989 siamo stati Soci sostenitori AIBES partecipando a tutti i Concorsi Regionali e Nazionali e con i nostri prodotti sono stati vinti molti premi, ma ciò non si traduceva poi in massiccio utilizzo di tali prodotti nei locali. Oggi, grazie ai nuovi orientamenti e alla propensione alla ricerca che si sta diffondendo, se il bartender ha l’opportunità di testare i nostri prodotti, sempre più di frequente li adotta in modo continuativo. Un momento felice che ci spinge ad intensificare le attività di promozione e di collaborazione con i professionisti del bartending attraverso Masterclass, partecipazione ad eventi mirati, degustazioni, serate e cocktail competition.

 

L’azienda Varnelli è amica della natura! Può spiegare in che modo operate nelle Vostre produzioni nel pieno rispetto della natura e dell’ecosistema circostante?

La produzione della Distilleria Varnelli è caratterizzata da metodi tradizionali e di cultura erboristica che prevedono l’utilizzo di materie prime di origine vegetale (erbe, radici, semi, spezie, frutta, miele) secondo ricette uniche e riservate alle titolari. In virtù di ciò, non immettiamo nell’atmosfera altro che il fumo della legna che arde per produrre i decotti e gli scarti di produzione consistono essenzialmente nelle erbe e radici che, ormai sfruttate dalla decozione, possono essere assimilate all’umido domestico. L’azienda, inoltre e da molti anni, si fa promotrice di iniziative che favoriscano la produzione sul territorio delle materie prime ad essa necessarie e in virtù di ciò ha avviato coltivazioni sperimentali di genziane su propri terreni situati all’interno del Parco dei Monti dei Sibillini nonché collabora con istituzioni, Università ed associazioni di coltivatori per favorire nuove filiere nel segno della valorizzazione delle biodiversità e delle tipicità locali.

 

Il Brand Varnelli è anche sinonimo di successi, tantissimi in termini di esportazione internazionale, numeri di vendita, apprezzamenti e premi… A questo punto la mia curiosità più grande è sapere se avete nuove ambizioni e quali sono i Vostri prossimi Goals .

Ogni giorno il nostro entusiasmo si rinnova e si alimenta di nuovi obiettivi verso cui tendere avendo però sempre e ben presente che l’impostazione familiare ed artigianale dell’azienda è un punto di forza da conservare. In armonia con questa filosofia i nostri progetti non risultano mai eclatanti ma “tessere” di un mosaico che si articola e si accresce gradualmente. Per festeggiare i nostri 150 anni di attività, abbiamo in serbo un paio di novità che comunicheremo nei primi mesi del 2019.

 

 

Matteo Zed

SALVO CARUSO – GIARDINI DI SICILIA

Sig. Caruso, ci potrebbe raccontare da dove nasce l’idea di produrre un Amaro?

Nasce dalla passione per la nostra terra tramandatami dalla mia famiglia e dal mio percorso formativo ad indirizzo manageriale. È Con queste premesse che si sviluppa il connubio tra la capacità e la qualità produttiva della nostra terra con la mia visione di business. Non a caso la scelta del Lime come strumento per tracciare nuovi sentieri che esulano dagli standard imprenditoriali ad oggi sviluppati in Sicilia. Volevo valorizzare al meglio la mia produzione e quale miglior prodotto di un liquore da apprezzare in condivisione con gli altri.

 

La sua azienda, Giardini di Sicilia, si occupa della classica coltura degli agrumi, che ha reso la Sicilia famosa in tutto il mondo in fatto di qualità. Ci racconta come ha pensato di affiancare agli agrumi tradizionali il lime?

Oggi vantiamo la condizione di esseri i primi produttori siciliani del frutto sub tropicale, che ha conquistato gli intenditori di tutto il mondo. La volontà di percorrere nuovi sentieri, mi ha portato a studiare negli ultimi anni il repentino cambiamento della società e di conseguenza delle abitudini del consumatore, che va sempre più alla ricerca degli specialisti e della specialità, la gente cerca il bello, vuole il meglio, insomma più che mai, la nostra società è impegnata nella costante ricerca per migliorare la qualità della vita. Abbiamo fatto di ciò la nostra politica aziendale, che ha raggiunto la sua massima espressione nella coltivazione degli agrumi tradizionali, da qui la sfida di trasferire la stessa capacità e gli stessi valori anche nella produzione del lime siciliano. L’obiettivo è quello di offrire un prodotto alternativo al classico agrume, inserendoci nella vendita del prodotto d’oltre oceano, raggrinzito, con poco succo e pieno di pesticidi, dando al cliente la possibilità di consumare un prodotto freschissimo, super succoso e naturale, che arriva in tutta Europa due giorni dopo la sua raccolta.

 

L’area in cui sorge Giardini di Sicilia è un punto focale per la produzione dei lime e di Amalime. Ci descriverebbe il profondo legame che esiste tra la vostra produzione, il territorio e le tradizioni siciliane?

Il clima e la fertilità del terreno vulcanico dell’Etna, nel Catanese, in cui sorge la nostra azienda agricola Giardini di Sicilia, sono le condizioni uniche affinché i nostri prodotti d’eccellenza possano nascere e crescere in maniera eccellente. La terra però è solo una componente della ricetta per la produzione di un prodotto unico, il resto degli ingredienti sono dati dalle capacità e dalle risorse umane che mediante le tradizioni di coltivazione riescono ad essere il mix perfetto per la riuscita di un prodotto d’eccellenza.

 

Qual è il processo produttivo che dà vita ad Amalime e quali botaniche sono utilizzate nella produzione?

Amalime nasce dalla scelta delle migliori cultivar di lime e si completa con un processo produttivo che dura oltre tre mesi. Si comincia dalla raccolta dei migliori frutti, i quali vengono fatti riposare in cella di mantenimento per oltre dieci giorni, da qui in avanti avviene una vera e propria selezione naturale, i frutti scaricano la loro componente d’acqua presente nella buccia rimanendo soltanto con il loro concentrato di aroma, dopo questo periodo, i frutti uno ad uno, vengono selezionati in base alla loro freschezza, solo i frutti che dopo questo tempo si presentano ancora giovani e freschi vanno in lavorazione. Dall’infusione delle migliori scorze di questi lime Siciliani selezionatissimi, di erbe aromatiche e zucchero nasce Amalime.

 

Amalime è un prodotto unico nel suo genere. Quali sono i suoi consigli per degustarlo al meglio?

Ha detto decisamente bene! Amalime è un prodotto veramente unico nel suo genere e le dirò di più… è il primo e unico Amaro al mondo prodotto con lime siciliani. In aggiunta al sorbetto, in miscelazione con prosecco, gin, vodka, tequila è l’ingrediente giusto in ogni drink. Dal sapore intenso, aromatico e fresco, è perfetto per concludere un pasto eccellente col gusto e con i profumi di Sicilia.

 

Negli ultimi anni in U.S.A. è scoppiata l’Amaro-Mania: il nuovo trend che vede protagonista nel settore beverage l’Amaro. Anche in Italia gli Amari stanno pian piano conquistandosi un posto di rilevanza dietro i bar. Come vede questa nuova tendenza?

Sono convinto che questo fenomeno sia partito dalla metamorfosi del prodotto Amaro nella sua concezione. Oggi si producono Amari molto “beverini” il prodotto “per uomini che non devono chiedere mai” è oggi superato, questa condizione ha consentito di allargare lo spettro di consumatori del “nuovo concept ” di Amaro, sempre più donne o nelle tavole delle famiglie si consuma Amaro e ciò ha portato alla diffusione in maniera esponenziale di questa Amaro-Mania che stiamo vivendo. Io vorrei esserne protagonista, perlomeno ci impegniamo al massimo per esserlo.

 

Com’è il rapporto di Giardini di Sicilia e di Amalime con il mondo della miscelazione e con i suoi professionisti?

La sua adattabilità alla mixology è strepitosa, la stragrande maggioranza dei cocktail presenta una componente di Lime, con Amalime questi stessi cocktail diventano un esplosione di gusto, dal Mojito Siciliano all’Etnalime al DaiquiriLime al AmaMule, le varietà di cocktail da eseguire con Amalime sono veramente tante. I bartender lo usano tantissimo per dare un tocco di novità e sicilianità alle loro creazioni, ogni volta ne vanno orgogliosi, non può mancare dietro il loro desk.

 

Per concludere, Sig. Caruso, quali sono gli obiettivi più prossimi della sua azienda?

Già dopo qualche mese dell’immissione sul mercato di Amalime, l’azienda ha lavorato per uscire con due prodotti molto interessanti, un limoncello di altissima qualità con limoni dell’Etna già pronto e prossimo alla vendita nelle migliori enoteche e nei migliori ristoranti italiani. Altro progetto, ormai diventato realtà, è l’Aperitivo all’Arancia Rossa IGP, per colorare i frizzanti Spritz che allietano gli aperitivi glamour. Fin qui tutto interessante, ma la vera novità in realtà sta nella realizzazione di un prodotto di altissima gamma una bollicina con dentro il finger lime. Finger Lime? Ah non ve l’ho detto? Sì, la nostra azienda Giardini di Sicilia produce anche Finger Lime e Passion Fruit, ovviamente Made in Sicily!

 

 

Martina Proietti

SIMONA CIPRIANI – LIQUORI DI TIVOLI

Simona, raccontami, per cominciare, chi è cosa c’è dietro l’Amaro Adriano.

La nostra Fabbrica Artigiana nasce nel 2001 ed è composta da Enrico e Simona, due fratelli diversissimi. I risultati non tardano a venire, ma la strada si presenta lunga e tortuosa per una serie di prove di forza e coraggio che ci fa accendere i motori. Dietro ogni bottiglia di Amaro Adriano c’è passione, dedizione, improvvisazione, sacrificio e anche un po’ di sana follia.

Passione: perché tutto è nato dalla passione per la liquoristica. Quando eravamo piccoli, nostro padre ci portava spesso da un suo estroso amico che negli anni 80 produceva cedrata, sambuca, centerbe, nocino… Io e mio fratello ci innamorammo dei profumi tipici di quel liquorificio, profumo di alcool, di erbe, botaniche e dei tanti cartoni da imballaggio. La passione è anche quella per la Storia Antica, in particolare per la mitologia greca e per le figure che hanno lasciato tracce tangibili delle loro imprese, arti, intelligenza e grandezza interiore come l’Imperatore Adriano, la nostra ispirazione per l’Amaro con cui ha tantissime cose in comune.

Dedizione: è strettamente legata alla passione. Amiamo ciò che facciamo, ci divertiamo, ci stimoliamo a fare sempre meglio, ogni giorno è per noi produttivo, non esiste giorno in cui non si parli, non si venda una bottiglia, non si dedichi il nostro tempo ai liquori che produciamo.

Improvvisazione: per noi significa coraggio, quella di aprire un’attività particolare nel suo genere, in un mercato saturo, dove quasi tutto sembra essere stato inventato, ma in verità è un mercato sempre in evoluzione, dove c’è ancora molto da fare, bisogna però studiare, approfondire (io sono diventata sommelier, e mio fratello molti anni prima di intraprendere questo lavoro, ha  imparato sul campo, lavorando assiduamente nella produzione di bevande spiritose) per poter realizzare qualcosa di ben fatto!

Sacrificio: è la parte più importante della nostra avventura, noi abbiamo entrambi sacrificato i nostri studi o i nostri iniziali sogni per questo liquorificio. I risultati non sono immediati, ma col tempo il sacrificio è stato ripagato con i risultati odierni.

Sana follia: racchiude tutto quello che è stato detto fino adesso, la follia di fare qualcosa che si ama (un lusso), qualcosa di speciale che prevede un lungo percorso verso il successo. È stato un viaggio di due fratelli diversissimi ma indispensabili l’uno all’altra, 18 anni di duro lavoro, sostenuti sempre dalla nostra famiglia a cui entrambi siamo e saremo eternamente grati. Faccio una precisazione condivisibile da ogni liquorista italiano: il nostro paese non è aiutato dalle normative vigenti in tema di bevande alcoliche, che sono desuete e complicatissime.

 

Siamo a Tivoli e per qualche ragione il nome “Adriano” ci ricorda qualcosa, vorresti per favore illuminarci sul perché il vostro Amaro porta questo nome.

Siamo immensamente soddisfatti del nome “Adriano” per il nostro Amaro, come già detto il suo nome deriva dal personaggio a cui ci siamo ispirati, Publio Elio Adriano, Imperatore anche nell’anima, architetto, poeta, scrittore, amante del bello, forte e potente come il nostro Amaro, ma contemporaneamente dolce e sensibile.

 

L’Amaro Adriano ha un bellissimo packaging e al palato risveglia meravigliosi ricordi di bimbo, perché nel gusto ricorda tanto una caramella Rossana. Quale mix di botaniche presenti nel vostro amaro è responsabile di questo piacere?

Dolce ma quanto basta! L’arancio amaro (melangolo) stempera questa dolcezza, data da una puntina di Rum e limone, et voila que plaisir! Il resto lo lascio scoprire ai nostri estimatori.

 

Da ciò che racconti sembra che la vostra azienda, oltre ad avere un discreto successo territoriale, goda di molta richiesta fuori dallo stivale, dove arriva l’Amaro Adriano intorno al Mondo e dove arriverà nel prossimo futuro?

La nostra fabbrica artigiana Liquori di Tivoli, nata alle falde dell’antica cittadina di Tivoli, a due passi dalla meravigliosa architettura della Villa Adriana, non ha mai fatto molta pubblicità. La verità è che avevamo intenzione di posizionarci su una fetta di mercato di nicchia, per appassionati di made in Italy, avendo sempre investito sulla qualità in termini di produzione. Quando abbiamo notato una grande richiesta dei nostri prodotti, abbiamo ampliato il nostro sito internet, dando la possibilità a chiunque di poterci contattare da qualsiasi parte del mondo. Le richieste ad oggi sono tantissime, in particolare dagli States, dal Canada, dal Nord Europa. Questo ci ha fatto capire che se da un lato mantenere un low profile dal punto di vista pubblicitario, era anacronistico e antieconomico, dall’altra ci rendeva ricercatissimi. Ad oggi, abbiamo ancora molto da fare, ma arrivare lontano è il nostro prossimo obiettivo.

 

Se dovessi descrivere l’Amaro Adriano ad un possibile acquirente come lo faresti, e nel momento in cui avete deciso di produrlo a quale fascia di pubblico volevate rivolgervi?

Quando propongo l’Adriano a qualcuno, cerco di capire prima chi ho davanti, che tipo di lavoro fa nel suo locale e a che tipo di locale il mio Amaro sarà rivolto. Questa osservazione è fondamentale per me, che sostengo la teoria del vendere nel posto giusto alla persona giusta e non del vendere per forza! Amo vedere il nostro Amaro in locali bellissimi e di grande eleganza, un luogo che si sposi con la nostra filosofia, solo così la soddisfazione sarà da entrambe le parti. Nel momento in cui si vende un prodotto buono, realizzato in qualità, conquistare non è difficile!

 

Come ben sai il nostro lavoro è quello di far conoscere a più persone possibili il poco conosciuto mondo degli Amari, ma tra poco nuovo leader del beverage mondiale soprattutto dietro al bar e in miscelazione. Avete già in mente di avvicinarlo al mondo della mixologia e se sì in che modo?

L’Amaro Adriano è un liquore che si presta bene per sperimentare cocktail nuovi ed elaborati capaci di esaltarne il sapore. Proprio ultimamente ho avuto il piacere di degustare un nuovo cocktail a base di Adriano, di cui svelerò presto la ricetta, in uno dei locali del grande Chef stellato Riccardo Di Giacinto. Spesso sono i nostri clienti a farci scoprire qualcosa in più del nostro Amaro Adriano. La creatività e l’esperienza sono due elementi a cui ci affidiamo molto nel nostro lavoro.

 

Simona, un’ultima domanda, siamo vicini al nuovo anno, puoi anticiparvi dunque qualche nuovo progetto, idea o obiettivo per l’Amaro Adriano o il vostro liquorificio?

Premesso ciò, non escludiamo di poter realizzare una versione rivisitata dell’Adriano ma al momento abbiamo una priorità, quella di portare l’Adriano molto, molto lontano.

 

 

Matteo Zed

COSIMO BURTI – ROSSO SICILIA

Cosimo, raccontaci di Rosso Sicilia, una giovane realtà tutta siciliana.

Rosso Sicilia nasce da due amici, grandi appassionati di vino e fortemente legati al mondo agricolo e alle tradizioni siciliane che decidono di mettersi in gioco con la voglia di creare un prodotto che rappresenti al meglio la sicilianità.

 

Qual è l’idea dietro Rosso Amaro e come nasce la sua ricetta?

Abbiamo ripreso una vecchia ricetta di famiglia e l’abbiamo rivisitata in chiave moderna, rafforzando il legame con la Sicilia attraverso l’utilizzo del Nero d’Avola – il principe dei vitigni siciliani – e un mix di erbe e piante tipiche della campagna siciliana, dall’alloro al timo e al carrubo, senza dimenticare la scorza di arance amare e di limone.

 

Cosimo, ci potresti descrivere il processo produttivo e le botaniche che danno vita a Rosso Amaro?

La particolarità della lavorazione di Rosso Amaro deriva da una doppia infusione. Una prima fase del processo produttivo inizia in cantina, con l’infusione di alcune erbe nel vino Nero d’Avola, un vino biologico prodotto nel territorio siracusano. La seconda fase è quella tipica della produzione degli amari, attraverso l’infusione delle piante ed erbe aromatiche (alloro, timo, carrubo, scorze di limoni e arance amare, e molte altre) nell’alcol. Il processo si conclude con la miscelazione dei due infusi e l’aggiunta dello zucchero. Abbiamo fatto tante prove e panel di degustazione per giungere alla ricetta finale, che ha dato vita a un liquore equilibrato, che mantiene il suo principale effetto digestivo, senza lasciare un retrogusto eccessivamente amaro. E Rosso Amaro non risulta mai stucchevole!

 

Rosso Amaro è un prodotto nuovo ma che guarda alla tradizione con sguardo attento, qual è il vostro consiglio per degustarlo al meglio?

Rosso Amaro è il primo amaro a base di Nero d’Avola. Ed è proprio la presenza del vino, con le sue percezioni di frutti rossi e spezie, che lo rende un liquore “unico”. Rosso Amaro sorprende per la sua versatilità. Può essere bevuto a fine pasto a temperatura ambiente, per apprezzare al meglio la complessità dei suoi aromi. Ottimo se consumato freddo, ma non ghiacciato. Inoltre, Rosso Amaro è una base perfetta per aperitivi e cocktail con grande connotazione siciliana. E Rosso Amaro riesce a fare sbizzarrire anche pasticceri e chef, per la preparazione di praline di cioccolato e piatti a base di carne e di pesce.

 

Negli ultimi anni negli U.S.A. è scoppiata l’amaro-mania: il nuovo trend che vede protagonista nel settore beverage l’amaro. Quale crede che sia il quid che farebbe spopolare l’amaro anche qui in Italia?

Anche in Italia da qualche anno c’è una maggiore attenzione dei consumatori verso gli amari. Probabilmente questo è dovuto a una maggiore conoscenza del vino e dei distillati, alle degustazioni sempre più frequenti e al lavoro che i bar e i ristoranti stanno facendo per fare apprezzare questi liquori straordinari, tipici della tradizione italiana.

 

Gli amari sono sempre più utilizzati dai bartender per la creazione delle loro ricette, qual è il tuo consiglio per utilizzare nel migliore dei modi Rosso Amaro in miscelazione?

Per mantenere la sua sicilianità e rievocare i profumi tipici della campagna siciliana, Rosso Amaro dà il massimo usato come base di cocktail che utilizzano arance e limoni nella loro composizione. Ottimo per un Americano, un Negroni o per uno Spritz in cui la fetta d’arancia enfatizza la sua componente aromatica.

 

Per concludere, Cosimo, quali sono i prossimi obiettivi di Rosso Sicilia?

Siamo un’azienda giovane e stiamo lavorando principalmente per strutturare al meglio la nostra rete vendita non trascurando anche il mercato estero, parallelamente trascinati dalla forte passione che abbiamo per il nostro lavoro sperimentiamo continuamente nuovi prodotti da affiancare al nostro Rosso Amaro.

 

 

Martina Proietti

ELISA BELVEDERE MAZZETTI – MAZZETTI D’ALTAVILLA

Elisa, ci puoi raccontare la storia della tua azienda e come è nata l’idea dell’Amaro?

Certo! Noi siamo distillatori dal 1846, quindi 172 anni di storia. La nostra è una famiglia che si tramanda, di generazione in generazione, la passione per la distillazione. Rappresento, insieme alle due mie sorelle, la settima generazione che, appunto, porta avanti la produzione della grappa. L’Amaro d’Altavilla rappresenta un’infusione di differenti erbe in grappa, componente basilare in tutti i liquori di nostra produzione, e alcool.

 

Hai detto che siete tre sorelle alla guida di quest’azienda, quanto è difficile essere donna nell’industry del beverage?

È sicuramente un ambiente in cui bisogna dimostrare di avere carattere, motivazione e fermezza. Fino a non molto tempo fa la distillazione era affare prettamente maschile: sta però alle produttrici portare in questo mondo tutto il grande valore aggiunto che la femminilità può dare. Da due anni il mio impegno su questo fronte ha assunto un ruolo ancora più importante in virtù della presidenza da me rivestita nell’Associazione Donne della Grappa. Noi ce la mettiamo tutta, vedremo i risultati!

 

Potresti darci qualche dettaglio sulle botaniche utilizzate nella produzione del vostro Amaro?

Nella produzione dell’Amaro d’Altavilla sono utilizzate tredici erbe raccolte sui rilievi che compongo l’arco alpino e appenninico che contorna il nostro Piemonte. Ogni varietà dona note assai particolari al prodotto e porta con sé le proprietà profumanti, aromatizzanti e digestive. Qualche nome? Ad esempio la salvia, il tarassaco, la maggiorana, radici di genziana e liquirizia, il timo e la china ed altre erbe ancora. Il nostro Amaro nasce da una doppia infusione: una parte delle erbe viene posta a macero in Grappa di Moscato Invecchiata mentre la restante parte viene messa in infusione in alcool, insieme a scorza d’arancia e di limone. Infine le due infusioni vengono sapientemente miscelate… et voilà il nostro amaro è pronto!

 

Quant’è dura portare sulle spalle un nome come Mazzetti?

Abbastanza! È sicuramente un onore, bisogna però anche riuscire a dimostrare che i 172 anni costituiscono una storia che ci permette di avere radici ben salde ma al contempo di poterci sempre rinnovare. Sentiamo il dovere il dare freschezza all’immagine del distillato italiano mantenendone l’identità originaria. Inutile sottolineare che è una grande responsabilità!

 

Mazzetti d’Altavilla per tutto il Mondo è sinonimo di grappa. Attualmente state spingendo molto sul vostro Amaro, come lo vedi legato all’argomento miscelazione?

Stiamo puntando molto negli ultimi anni proprio sulla miscelazione e l’Amaro si sta dimostrando un prodotto adatto, facilmente miscelabile, che può dare quel tocco in più anche nei cocktail classici. Non a caso quest’anno abbiamo ideato un Calendario Artistico sul tema della mixology con cocktail inediti tutti da scoprire. Non resta che contattarci per averne una copia e poter curiosare la lista dei drink da noi selezionati!

 

Che cosa diresti ai professionisti del bere miscelato italiano per far sì che possano abbracciare il vostro Amaro, portarlo al bar e cominciare a miscelarlo?

Potrebbe essere una bella sfida: abbandonare un percorso tradizionale per lasciarsi tentare da quelle che sono le innovazioni del momento!

 

Elisa, Mazzetti d’Altavilla è una delle più antiche distillerie italiane, cosa pensi di chi produce utilizzando tecniche come l’aromatizzazione che, se pur permessa dal disciplinare europeo, per dei puristi come voi è sicuramente una sorta di sacrilegio?

Assolutamente! Noi siamo, per esattezza, la seconda distilleria più antica d’Italia, quindi per noi il metodo di distillazione tradizionale, il metodo discontinuo, che punta sulla qualità e non sulla quantità di prodotto, è fondamentale. Chi si avvale di scorciatoie, se vogliamo dire così, e che quindi va a snaturare quella che è la realtà del distillato di bandiera, non si rende conto probabilmente del danno che fa alla cultura del beverage italiano. Ovviamente noi continuiamo per la nostra strada mettendo al primo posto la qualità del prodotto.

 

Chi fosse interessato ad avere i magnifici prodotti Mazzetti d’Altavilla nel proprio bar, come può contattarvi?

Innanzitutto abbiamo un sito internet www.mazzetti.it, un numero di telefono +39 0142926147 e un indirizzo email info@mazzetti.it. Inoltre ci potere trovare su tutti i social network. Ovviamente la nostra sede è aperta ogni giorno a tutti coloro che intendono diventare maggiormente consapevoli circa il nostro distillato.

 

Quali sono i prossimi obiettivi di Mazzetti d’Altavilla?

Continuare sulla strada intrapresa negli ultimi anni: riuscire a meglio comunicare tutta la virtù dei nostri distillati e portare il pubblico a una conoscenza più approfondita del prodotto Grappa con un particolare focus sul pubblico più giovane che diventerà il consumatore di domani. L’obiettivo è trasmettere cultura in modo da educare le nuove generazioni ad un consumo responsabile e di qualità. Inoltre stiamo investendo anche su nuovi prodotti con affinamenti particolari, per esempio quest’anno abbiamo proposto una Grappa di Barolo affinata nelle botti di Bourbon, e una Grappa di Moscato affinata nelle botti di Vermouth. Il prossimo anno nuove sorprese!

 

 

Matteo Zed

GIOVANNI SAMPERI – AMARO MÉNNULA

Salve Giovanni, grazie mille del tuo tempo e disponibilità per offrire noi ed ai nostri followers di conoscere meglio la vostra azienda e Amaro Ménnula. Innanzitutto raccontami come è composta l’azienda, come l’idea di produrre liquori è nata e ogni dettaglio riguardo la vostra storia e il luogo dove producete.

Preparare un amaro è un’operazione piuttosto semplice, ma creare un amaro pregiato e di carattere è un’ambizione e un’intuizione! È necessario saper riconoscere gli ingredienti di qualità, ricercare l’unione e cablare con l’essenza, è questo che io e il mio socio abbiamo cercato di fare per creare un prodotto eccellente, ma lasciamo ai nostri amici consumatori definire se potrà diventare un prodotto di eccellenza! Prima di raccontarvi dell’amaro, facciamo un passo indietro, da dove e come ha inizio questa storia. Io, Giovanni, e il mio amico nella vita e socio nel lavoro Antonio, nasciamo come ristoratori. Lui figlio d’arte, il padre e il nonno, grandissimi chef nel panorama siciliano, 14 anni fa inauguriamo un nuovo ristorante, dove la peculiarità era la cucina tradizionale siciliana rivisitata in chiave moderna, utilizzando prodotti del territorio e in parte di nostra produzione. Questo ristorante si trova immerso in dieci ettari di verde, dove per quasi un ettaro è un mandorleto. L’utilizzo della mandorla, inizialmente era solo rivolto ai nostri piatti , ma successivamente diventò l’elemento chiave di un nuovo progetto. Iniziammo a creare un’infusione delle nostre mandorle, provando a combinarlo con alcune erbe… da qui l’inizio del progetto Amaro Ménnula (in siciliano: mandorla).

 

La vostra è una produzione altamente naturale che utilizza materia prima di qualità prodotta in casa contro tutti coloro che producono amari utilizzando aromi alimentari e industriali. Cosa fa inoltre la Vostra azienda per rispettare l’ambiente circostante durante la produzione?

Oggi le metodologie di lavorazione sono di impostazione tradizionale ma realizzate con tecnologie all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente e possiamo garantire il km 0 e l’autenticità delle materie prime. Il nostro amaro si caratterizza per il suo profilo aromatico sensoriale unico e per il piacevole residuo zuccherino che lo rende leggermente abboccato e con una vezzosa nota mandorlata. Le diverse materie prime, alla base del nostro amaro provengono da aziende agricole siciliane, tra cui la nostra, ubicate nelle vicinanze dal luogo di produzione.

 

Vorrei sapere di più sull’Amaro Ménnula, puoi tu per favore descrivere la sua produzione partendo dalla tipologia delle botaniche che lo compongono fino all’imbottigliamento e all’etichettamento.

Le nostre erbe sono state scelte con oculatezza: pochi sanno forse che l’artemisia oltre alle note proprietà salutistiche è un’erba di facile reperibilità tanto da essere considerata erba infestante in certi casi… è proprio questo che psicologicamente volevamo tramettere: Ménnula deve diffondersi spontaneamente e “infestare” il mercato degli ammazzacaffè. Il citrus sinensis che altro non è che le scorze delle arance dolci così volgarmente chiamate da cui si estrae il limonene insapitatore che troviamo in natura e che conferisce al nostro amaro un’ulteriore appartenenza al territorio. Infine abbiamo scelto di usare la gentiana che abbiamo impiantato in un terreno di nostra proprietà poco distante dalle pendici dell’Etna, visto che in Sicilia non cresce spontaneamente ma solo sulle zone alpine, perché avevamo bisogno di qualcosa che desse il caratteristico sapore amaro ma allo stesso tempo si sposasse bene con le altre scelte aromatiche sensoriali… e a nostra sorpresa sono venute su belle e forti ed è cosi quasi per scommessa con la natura abbiamo vinto questa combinazione di ingredienti. Ma il tocco esclusivo l’hanno dato però le nostre mandorle. Anche qui un po’ per enfatizzare il gusto abbiamo sperimentato questo ammollo per giorni con le nostre mandorle amare e abbiamo ottenuto questo connubio di emozioni ma soprattutto di intenzioni… Un vero amaro dal carattere siciliano.

 

La Sicilia è terra di produzione di tantissimi e buonissimi amari con una media superiore al resto d’Italia, quanto è difficile inventarsi un prodotto che possa superare la concorrenza locale soprattutto per innovazione e diversità per posizionarsi poi sul mercato nazionale creando curiosità nel finale consumatore?

Attenendoci alla filosofia della nostra cucina e dei nostri piatti! Abbiamo, infatti, immaginato un amaro che esprimesse un forte senso di territorialità, da qui il nome Ménnula, in dialetto siciliano, ma vestito con un etichetta giovane e moderna, che rappresenta una Sicilia giovane e attuale.

 

L’amaro Ménnula nasce da una vecchia leggenda e da una ricetta di un lontano passato riportato al presente in modo meraviglioso… quali sono però i vostri obiettivi per il futuro?

Tanti sono i nostri obiettivi, ma prima di tutto è affermarci nello scenario dei liquori regionali e nazionali, restando sempre un prodotto di fattura artigianale e rivolto ad un mercato di nicchia, dunque escludendo la grande distribuzione.

 

Il vostro amaro è un prodotto davvero gradevole non solo per il palato ma anche come perfetto ingrediente per drinks classici, moderni ed esotici. L’Amaro Obsession Team fa il possibile per divulgare questo verbo agli addetti ai lavori e agli amatori, ma voi come produttori cosa vorreste dire ai bartenders o agli chef o a tutti gli addetti ai lavori che ci seguono, come utilizzare al meglio il vostro prodotto  in cucina o dietro un cocktail bar?

Proviamo sempre ad immaginarci il nostro amaro, miscelato insieme ad altri liquori per la creazione di drink e cocktail, o protagonista di nuovi piatti e ricette, ma lasciamo ai professionisti del settore, bartenders e chef , l’utilizzo nel miglior modo possibile di Ménnula, sicuri che saranno all’altezza di esaltare il gusto del nostro prodotto.

 

 

Matteo Zed

PIERO NUVOLONI-BONNET – ARGALÀ

Piero, raccontaci un po’ di Argalà.

Argalà nasce ufficialmente nel 2011, ma io e il mio socio Enrico abbiamo iniziato dieci anni fa, per gioco, producendo il primo Pastis artigianale italiano (che non è un amaro, ma ci si può avvicinare per le proprietà digestive delle erbe di montagna contenute al suo interno). Nel 2015 abbiamo deciso di restaurare un’ex-stalla creando un liquorificio più grande e lì hanno preso vita nuovi prodotti, tutti strettamente legati al nostro territorio, con alla base erbe e botaniche provenienti da aziende agricole biologiche della nostra zona, inoltre dalla scorsa primavera abbiamo iniziato a piantare di fronte alla distilleria delle piante officinali da utilizzare in produzione. Al momento il nostro portfolio prodotti comprende: il Pastis artigianale alle erbe di montagna, il Gin artigianale al Genepy, l’Aperitivo Bitter artigianale alla Genzianella e, la nostra ultima creazione, l’Amaro artigianale Alpino.

 

Il vostro Amaro artigianale Alpino e il vostro Aperitivo Bitter artigianale sono dunque un biglietto da visita del vostro territorio, puoi raccontarci un po’ di più su questi due prodotti?

Il nostro Aperitivo Bitter artigianale è arrivato prima dell’Amaro artigianale Alpino e la storia che c’è alle sue spalle fa sorridere. Nel 2016, per l’addio al celibato di mio cognato, eravamo sulla montagna alle spalle del nostro liquorificio. Era tarda primavera e c’era una fioritura molto bella di genzianella. Enrico ed io, curiosi di assaggiare un po’ di tutto, abbiamo assaggiato il fiore fresco di genzianella e per rifarci la bocca dall’amaro del fiore abbiamo bevuto un energy drink preparato da noi con fiori di ibisco e zucchero e abbiamo detto: “è rosso, è amaro, abbiamo il Bitter!”. In liquorificio poi abbiamo fatto diversi esperimenti e abbiamo trovato la ricetta definitiva del nostro Aperitivo Bitter artigianale alla genzianella. L’Amaro artigianale Alpino, invece, è la nostra New Entry, un prodotto su cui abbiamo lavorato parecchio perché avevamo proprio voglia che ci fosse la montagna nel nostro Amaro, ma volevamo anche un prodotto che fosse facile da capire e che tutti riuscissero a berlo. Le botaniche principali presenti nel nostro Amaro artigianale Alpino sono gli aghi di pino, la lavanda, i fiori di sambuco e le scorze di arancia.

 

Il vostro non è il classico packaging, è un’idea nuova, da dove nasce?

Il packaging nasce un po’ per caso! Ho disegnato io stesso la prima etichetta del Pastis posizionando la scritta Argalà (che nel nostro dialetto significa “molto soddisfatto”) verticalmente affiancata da una stella che simboleggiasse l’anice stellato, ma più che una stella sembrava un cane e quindi ora ci siamo tenuti il cane!

 

In questi anni, dove siete riusciti ad arrivare con la distribuzione nel mondo?

Al momento, oltre ad avere la distribuzione sul territorio italiano, siamo presenti in Francia, in Germania, in Danimarca, in Australia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

 

Argalà punta molto ad arrivare dietro i banconi dei bar di buona parte del globo, in Italia se un bartender volesse acquistare Argalà a chi si deve rivolgere?

Innanzitutto invitiamo i bartender a venirci a trovare nel nostro liquorificio a Boves in provincia di Cuneo, che è la cosa che Enrico ed io apprezziamo di più perché assaggiando i prodotti in liquorifico per noi è molto più semplice raccontarli e spiegare come avviene la produzione e da dove nasce il legame con il nostro territorio. In Italia al momento siamo distribuiti da Velier.

 

Cosa diresti ad un professionista del beverage italiano affinché usi l’Amaro e il Bitter Argalà nel giusto modo?

La cosa che mi preme sottolineare è che Argalà ha una sua forte identità e si fa sentire anche nella miscelazione. Io consiglio i nostri prodotti nella preparazione di cocktails perché hanno dei sentori alpini unici e riescono ad essere l’elemento che aiuta a differenziarsi!

 

Quali sono i prossimi obiettivi di Argalà?

Essendo a 60 km dalle Langhe, zona molto importante per la produzione di vino, abbiamo iniziato, con un gruppo di Cocktail Bar di Parigi, tra cui Little Red Door, una produzione di Vermouth che si chiamerà Baldoria.

 

 

Matteo Zed

TONINO & MIRCO PAESANI – FABBRICA LIQUORI PAESANI

Ho il piacere di parlare con Tonino della seconda generazione Paesani, nipote di Paesani Ermanno, inventore della ricetta del famoso amaro negli anni ’60.

La nostra Azienda – ci racconta Tonino – nacque negli anni ’60, quando la produzione di liquori e amari fatti in casa iniziava a prendere piede un po’ ovunque. Io avevo circa 8 anni, e ricordo che il nome iniziale era Amaro Gorzano. Fu mio zio, Paesani Ermanno, a creare questa ricetta a base di genziana, fava tonka, china, rabarbaro, lavanda e altri fiori e radici. La nostra è un’azienda famigliare, che va di generazione in generazione e qui dentro – aggiunge Tonino- tutti devono saper fare tutto.

 

Come vi siete trovati a partire da zero, in un periodo non molto facile?

Quello che abbiamo fatto durante tutti questi anni è stato adattarci alle richieste di mercato, partendo da un unico prodotto e realizzando pian piano una gamma di liquori ed amari molto più ampia. La cosa che penso ci contraddistingua è il fatto di aver sempre puntato sul nostro territorio (Abruzzo), che ci ha sempre regalato grandi soddisfazioni, e noi vi rimaniamo fedeli.

 

Ci parli di Amaro Gran Sasso.

Amaro Gran Sasso, come detto poco prima, nasce in un periodo difficile. Per rispondere alle varie esigenze di mercato, mio zio ebbe l’ingegno nel creare 3 varianti dell’Amaro Gran Sasso: 40° tipo “forte” (che in questi ultimi anni ha preso piede nell’alta ristorazione e nelle enoteche); 30° il “classico”; e infine il 21°. Oltre a questi, dal 2007 hanno iniziato la produzione di Amaro Gran Sasso “Riserva”, per i palati più esigenti, prodotto in quantità limitata e che subisce un invecchiamento di 12 mesi in barrique.

 

Parlando con Mirco Paesani, figlio di Tonino e futuro leader aziendale.

Parlando di idee future, quali obbiettivi si pone Fabbrica Liquori Paesani?

Sicuramente quello che vogliamo fare è mantenere la qualità e l’artigianalità del nostro prodotto, continuando a rimanere su uno standard qualitativo ed una fascia di prezzo che differenzi il nostro amaro. Puntiamo sicuramente ad un’espansione nel territorio Italiano e non solo, ma ciò non ci allontanerà da quelle che sono le nostre origini Abruzzesi.

 

Dopo questa breve intervista, una visita guidata in azienda, e l’assaggio di prodotti d’élite, posso affermare che c’è grande passione e amore per il proprio lavoro in questa famiglia che punta all’eccellenza del prodotto.

 

Amaro Obsession ringrazia.

 

 

Federico Serafini

ROBERTO MAIORANO & DOMENICO CONVERSO – CALABRO LIQUORI

Questa volta Amaro Obsession sofferma la sua attenzione su una bella e giovane Azienda liquoristica del Sud, Calabro Liquori, che in pochi anni semplicemente partendo da una ricetta per la creazione di un liquore al Bergamotto della nonna di uno dei soci,  ha tirato fuori un’azienda che fa faville e si muove sul mercato del beverage come se ci fosse da un secolo.

Allora ragazzi cominciamo a farci conoscere dai nostri lettori, chi sono i fondatori dell’azienda Calabro liquori?

Salve a tutti, ci presentiamo, siamo due ragazzi Calabresi, Roberto Maiorano e Domenico Converso.

 

Come nasce l’azienda Liquoristica Calabro e da quanti anni operate sul mercato liquoristico?

L’idea di Calabro ronzava nelle nostre teste già quando neolaureandi a Milano pensavamo di poter creare una linea di bevande alcoliche che riportasse la gente a bere con piacere, ma soprattutto bere bene come life style. Decidiamo dunque dieci anni fa di inviare a Slow Food un campione di un liquore al bergamotto nato da una vecchia ricetta di famiglia, con un etichetta creata dal nostro coinquilino e compagno di università, Lucas Vargas, attuale Graphic Designer per il Corriere della Sera. Incredibilmente dopo qualche settimana ci arriva un messaggio di notifica che ci informa che il Calabro, il nostro liquore, aveva vinto il primo premio come prodotto di nicchia selezionato su 413 prodotti. Da allora si è aperto un mondo!

 

Roberto e Domenico il vostro packaging è molto interessante, un’etichetta moderna, ma con molti intrinsechi significati, potete un po’ spiegarci il lavoro fatto da Lucas Vargas sull’immagine di Calabro?

È vero l’etichetta nasconde molte spiegazioni che riguardano la nostra terra. In alto al centro, infatti, è possibile vedere le otto torri che circondano la nostra città, Cariati Marina, i torrioni di protezione, simbolo storico di Cariati poi circondata dal mare.

 

Ragazzi, ma come siete arrivati, partendo da una bottiglia fatta in casa e un budget inesistente a far nascere un liquorificio con un ampio portfolio di prodotti come Calabro Liquori Company?

Noi Siamo due soci ben amalgamati, normalmente io Domenico sono la mente e Roberto è il braccio, colui che ha fondato un liquorificio moderno dal nulla. Abbiamo innanzitutto capito che il prodotto poteva piacere al consumatore e dunque era necessario creare una linea produttiva che potesse garantire un certo numero di bottiglie ogni mese, ma soprattutto creare una ricetta stabile e mai diversa ad ogni produzione. La caratteristica più grande del nostro lavoro è l’utilizzo di ingredienti naturali e una lavorazione artigianale. Per esempio il bergamotto viene creato non solo utilizzando la buccia dei bergamotti calabresi in vasca di macerazione, ma infine tagliando il liquore anche con una larga parte di succo naturale spremuto dai bergamotti una volta spellati.

 

Nel vostro portfolio prodotti esiste un buonissimo amaro, Amaro Brethium, volete gentilmente raccontarmelo?

L’Amaro Brethium racconta un po’ la storia del nostro territorio, in particolare del popolo che viveva sulle nostre terre in epoca pre-romana, i Brethi. Un popolo che viveva di pastorizia, il cui ricordo è rimasto vivo dopo la scoperta, circa 40 anni fa, della tomba di un capo villaggio Bretho insieme al quale erano stati seppelliti tutti i suoi averi, tra questi un anfora tipica che appare anche sulla label del nostro Amaro Brethium.

 

Quali sono le botanicals usate per la creazione di Amaro Brethium?

Sono innanzitutto elementi che nascono e crescono nel nostro territorio, i più importanti sono la genziana del Pollini, la cicoria, il bergamotto, l’arancia amara e la rucola selvatica.

 

In che modo usate la rucola in vasca di macerazione?

In verità devo svelarti un segreto, per noi la rucola è un po’ come lo zafferano per un noto liquore beneventano, infatti viene messa in vasca di macerazione a liquore finito, dove viene lasciata in estrazione per cinque giorni, poi eliminata è filtrato nuovamente il composto arricchito di una nota vegetale e fresca grazie alla clorofilla rilasciata da questa erba amara.

 

Volete voi ricordare ai nostri lettori gli altri prodotti del portfolio di Calabro liquori.

Bergamotto come già detto, Fungo Porcino, liquore su cui puntiamo molto perché primo sul mercato del beverage, Finocchietto Selvatico fatto con i fiori raccolti sulle nostre colline, il liquore al Clementino, frutto biologico che nasce nei nostri frutteti e che per il calabrese rappresenta un po’ l’infanzia e il nostro mare. Siamo partiti con tre prodotti e ora ne abbiamo più di venti.

 

Quale di questi prodotti rappresenta per voi una novità?

Senz’altro la Piretta, un frutto oramai in estinzione, un agrume simile ad un lime, che rilascia un flavormeraviglioso e inconfondibile

 

Sin da subito vi siete esposti creando una rete commerciale anche fuori dall’Italia, capendo l’importanza dei Bar Show e partecipandovi immediatamente; ad oggi nel mondo dove potremmo acquistare Amaro Brethium?

UK, USA, Japan, China e quasi tutta Europa.

 

Tra gli obiettivi di Calabro mi sembra di aver capito ci sia il desiderio di diventare protagonisti anche nella moderna miscelazione, possiamo capire come?

Sicuramente con dei nuovi prodotti utili ai fabbisogni del moderno miscelatore come dei Bitters con dei gusti nuovi, mai avuti sul mercato ed un nuovo importante mix di botaniche e alcol che andrà ad abbracciare la miscelazione esotica, ma non vogliamo dire di più a riguardo. dal punto di vista operativo invece vogliamo assolutamente aumentare la produzione attraverso un ampliamento e l’aggiunta di nuovi macchinari in grado di supportare questa esigenza.

 

 

Matteo Zed

ATTILIO FARANDA – LA CASA DELLA NATURA

Salve Sig. Faranda. È per noi di Amaro Obsession un vero piacere poterle fare qualche domanda riguardo la vostra azienda e il vostro Amaro Nebros. Per cominciare ci racconti di come è nata La Casa Della Natura.

La Casa della Natura è una giovane azienda produttrice di liquori artigianali, nata a Sinagra, un piccolo comune in provincia di Messina, nel 2012. Essa basa l’attività d’impresa sulla qualità e sulla tipicità dei prodotti al fine di realizzare liquori non industriali, bensì di nicchia. Fin dalla gioventù ho avuto interesse a cimentarmi nell’elaborazione di liquori; inizialmente era una semplice passione che coltivavo nel mio tempo libero, in seguito ho avuto la convinzione e, soprattutto, la voglia di investire e di trasformare la passione in un business. Il fattore predominante di questa scelta è stato anche quello di cercare a tutti i costi di dare un futuro lavorativo alle mie due figlie. L’azienda è, infatti, ormai interamente gestita da loro che, a poco a poco, hanno imparato tutti i segreti dell’area di produzione e di commercializzazione del prodotto.

 

La produzione dei liquori artigianali de La Casa Della Natura avviene nel territorio dei Monti Nebrodi in Sicilia. Quanto è importante per l’azienda il rapporto con l’ambiente circostante?

Il rapporto dell’azienda con l’ambiente circostante è di primaria importanza; è un fattore che spesso e volentieri fa piacere ricordare. I nostri liquori devono essere tipici e l’elemento che determina la tipicità di una produzione è la presenza di un legame diretto tra il prodotto finito e territorio. La nostra azienda “sfrutta” le materie prime presenti in ottima quantità sui Nebrodi, che siano esse nocciole, agrumi o erbe selvatiche.

 

La produzione artigianale de La Casa Della Natura è attenta a lavorare le materie prime in base al periodo della raccolta in modo da non ricorrere mai ad additivi, estratti, essenze e coloranti. Ci racconta questa filosofia dell’azienda?

Avendo le materie prime sul luogo, il processo produttivo è molto veloce: dalla raccolta si passa immediatamente alla produzione. Ciò porta ad un prodotto più sano e resistente che non ha bisogno dell’aggiunta di additivi, coloranti, ecc. La nostra filosofia è dunque quella di creare un prodotto altamente qualitativo, di nicchia. Da studi di mercato sappiamo come il cliente oggi stia molto più attento alla qualità del prodotto rispetto agli anni passati: preferisce acquistare un prodotto che sa essere di ottima qualità e si informa adeguatamente anche leggendo le etichette. È a questo target che noi rivolgiamo la nostra attività di impresa.

 

Ci parli di Amaro Nebros, come è nata la sua ricetta?

L’idea dell’Amaro Nebros è frutto della possibilità avuta di leggere, nonché studiare, i manoscritti di Padre Bernardino di Ucria, un grande botanico vissuto dal 1739 al 1796, fondatore dell’orto botanico di Palermo. Lo stesso ha individuato e classificato la maggior parte delle erbe presenti sul territorio siciliano e su quello dei Monti Nebrodi e le ha trascritte sui suoi libri. Da qui ho esaminato una pianta molto acre, la “Centaurium Erythraea”, che si presta benissimo alla produzione di amari grazie alle sue proprietà molto digestive e amaricanti. Successivamente ho ricercato la pianta sui Monti Nebrodi notando che cresce in ottima quantità: ad oggi essa rappresenta la base dell’Amaro Nebros.

 

Ci può descrivere il processo produttivo e le botaniche che danno vita a Amaro Nebros?

Per quanto riguarda il processo produttivo, ha inizio con l’infusione nei maceratori a freddo delle erbe, spezie, e radici per circa un mese. Passato questo arco temporale, dal maceratore fluisce molto lentamente il liquido alcolico in modo da essere già chiaro e limpido. Le erbe rimaste nel maceratore sono scartate e non pressate al fine di non rovinare la qualità del prodotto finale. Per tale produzione quindi è utilizzato solo il fior fiore della macerazione ed è, ovviamente, un prodotto privo di additivi, coloranti, essenze, estratti e, soprattutto, privo di zucchero.

 

Amaro Nebros è un amaro senza aggiunta di zucchero. Ci può spiegare il perché di questa scelta?

Il motivo di questa scelta è, senza dubbio, di natura storica, in quanto anticamente gli amari venivano realizzati senza zuccheri perché rappresentavano delle vere e proprie pozioni curative. Grazie anche agli studi di Padre Bernardino ho capito il vantaggio di realizzare l’amaro senza zucchero. Questi studi, ad oggi, mi sono stati di grande aiuto in quanto i clienti hanno la tendenza ad acquistare prodotti con meno zuccheri possibili. L’obiettivo di qualsiasi azienda è proprio quello di soddisfare i clienti e, per tale motivo, credo che in futuro il numero di amari privi di zucchero tenderà ad aumentare. Sicuramente, però, l’Amaro Nebros sarà tra i primissimi ad aver fatto questa scelta.

 

Negli ultimi anni negli U.S.A. è scoppiata l’amaro-mania: il nuovo trend che vede protagonista nel settore beverage l’amaro. Quale crede che sia il quidche farebbe spopolare l’amaro anche qui in Italia?

L’Italia è da sempre una nazione legata alle tradizioni. Realizzare un prodotto legato alla storia, con ricette antiche tramandate da generazioni, potrebbe essere un fattore che spinga i clienti italiani a gustare più amari.

 

Per concludere, Sig. Faranda, quali sono i prossimi obiettivi della sua azienda?

Sicuramente nel futuro sarà importante aumentare la commercializzazione del prodotto: da qualche tempo abbiamo iniziato l’esportazione del prodotto all’estero. È un canale di vendita molto interessante che, nel futuro, vorremmo incrementare maggiormente.

 

 

Martina Proietti