GIGLIOLA SIMONETTA VARNELLI – DISTILLERIA VARNELLI

Dalle pendici dei Monti Sibillini alla Conquista del Mondo, l’azienda Varnelli dal 1868 ad oggi ne ha fatta di strada… Come professionista del settore credo che insieme ad altri pochissimi Brands, Varnelli ispiri a chiunque abbia davanti una Vostra bottiglia grande reverenza e rispetto, come a noi di Amaro Obsession quest’oggi. Può per cortesia, Sig.ra Varnelli, raccontarci la bella storia che Vi rappresenta, focalizzando anche l’attenzione sui tre uomini che ne hanno condotto l’ascesa fino al 1975: il Vostro Bisnonno, il Nonno ed infine Vostro Padre.

La Distilleria Varnelli, attraverso quattro generazioni, è arrivata a 150 anni di ininterrotta attività familiare. Era il 1868 quando Girolamo Varnelli fondò l’azienda artigianale ed erboristica nelle Marche. Grande appassionato di erbe aromatiche e piante officinali, Girolamo – che abitava a Cupi di Visso nel cuore dei Monti Sibillini, ora Parco Nazionale – seppe trarre dalla natura, dalle abitudini popolari e dalle produzioni dei Monaci Benedettini lo spunto per una felice intuizione: l’Amaro Sibilla, il cui nome intendeva sottolineare già allora l’imprescindibile legame con il territorio d’origine. Ad esso affiancò il liquore d’anice ed altri elisir. Seguendo le orme del padre, Antonio Varnelli, trasferì l’azienda a Pievebovigliana strutturandola in modo più complesso e a lui si deve la definitiva messa a punto della ricetta del Mistrà Varnelli, Anice Secco Speciale, che pur richiamandosi alla diffusa tradizione marchigiana del Mistrà e degli altri liquori d’anice diffusi in tutti i Paesi del Mediterraneo ,è unico ed originale ed è diventato il prodotto di punta della nostra azienda anche grazie all’instancabile promozione che ne fece il figlio Girolamo, erborista come il nonno ed entusiasta alfiere del Varnelli. Nel corso dei decenni, il nostro Anice Secco Speciale, – che ottenne la Medaglia d’Oro alla Prima Esposizione di Vini e Liquori d’Italia nel 1950 – è arrivato a chiamarsi esclusivamente “Varnelli” per la sua unicità, la sua originalità e la sua “indipendenza” rispetto alle varie categorie di liquori di anice. Esso è il prodotto portabandiera della nostra Distilleria, di cui identifica il marchio: si è affermato come “sovrano correttivo del caffè”, è percepito come prodotto Premium nella categoria degli anisati ed è molto apprezzato anche dalla nuova generazione di bartender.

 

Siete una splendida realtà imprenditoriale al femminile, quattro donne al timone: tre sorelle – Gigliola Simonetta, Mari Donatella, Orietta Maria – e vostra madre Elda. Quanto è complicato essere donna in un mondo, come quello del beverage, popolato quasi completamente da uomini e cosa avete nel Vostro modo di gestire l’azienda ereditato dal passato e invece cosa di nuovo avete apportato?

Già all’epoca dei nostri antenati, le donne hanno contato molto e c’è sempre stata una profonda identificazione tra la famiglia e la Distilleria che porta il nostro cognome. Ciò ha sicuramente facilitato il nostro approccio alla gestione, anche se siamo tutte donne e, per quanto mi riguarda, posso francamente dire che non ho mai percepito barriere dovute al mio essere donna, sia nell’ambito prettamente commerciale sia nell’ambito delle varie altre attività che riguardano il mondo del beverage. Se si trasmette entusiasmo in ciò che si fa, fedeltà alla qualità e alla tradizione dei propri prodotti, correttezza e disponibilità, si è sempre ben accetti e il genere non conta. Questi valori li abbiamo ereditati e fatti nostri e su di essi interpretiamo le sfide del presente e i programmi per il futuro. Quella di oggi è un’impresa che, nel conservare e perpetuare scrupolosamente cultura e tradizioni tramandate attraverso generazioni, è attenta all’innovazione e alla proiezione verso il futuro. Ai prodotti storici, negli ultimi anni, si sono aggiunti il DARK PASSION, lo SKIPASS, il MANDARINO LIQUORE, il DELIZIA MIXOLOGY che hanno reso più articolata la nostra gamma ed ancora altri sarebbero arrivati se il grave sisma che ha colpito la nostra area ed in parte la nostra struttura non avesse imposto, negli ultimi due anni, una battuta d’arresto ai programmi di sviluppo. Ma non ha avuto rallentamenti l’attività promozionale e divulgativa mirata a far conoscere il nostro Marchio ed a stimolare ulteriori ed accattivanti modalità d’uso sia dei nostri prodotti classici che di quelli più recenti. Soprattutto rivolgendoci alla nuova generazione di bartender, molto attenti ai prodotti di nicchia e su base botanica.

 

I vostri prodotti sono da sempre il simbolo dell’artigianalità e della territorialità, parlando di Amari, può gentilmente raccontarci l’Amaro Sibilla e l’Amaro dell’Erborista, discostandosi dalle classiche note esplicative e organolettiche, ma col cuore e gli occhi del produttore e raccontando quanto del Vostro territorio è in essi.

C’è un mondo di cose belle da dire sia su come sono nati i nostri Amari sia su come sono fatti, ma dovrò necessariamente riassumere. L’AMARO SIBILLA fu inventato dal fondatore Girolamo Varnelli per curare le febbri malariche dei pastori dei Monti Sibillini che andavano in transumanza nella Maremma e per questo contiene molta Genziana e China combinate sapientemente con altre specie botaniche. L’estrazione dei principi attivi avviene tramite un decotto su fuoco a legna che viene dolcificato con miele dei Monti Sibillini. Occorrono, poi, molti mesi di decantazione e una filtrazione a tela prima che possa essere imbottigliato. Un prodotto di alta qualità erboristica che sta riscuotendo il gradimento degli esperti e si è posizionato ai vertici della categoria sia in Italia sia all’estero. L’AMARO DELL’ERBORISTA è una variante dell’Amaro Sibilla che nel 1975, appena diventata Erborista presso l’Università di Siena, ebbi l’idea di proporre inizialmente alle erboristerie e alle farmacie. Esso, sempre fatto con decotto di botaniche su fuoco a legna, si differenzia dall’Amaro Sibilla per minor gradazione alcolica (21% contro 34%) e per la presenza di Rabarbaro. Non è filtrato e viene proposto con la caratteristica opalescenza determinata dal miele. E’ presentato in una caratteristica bottiglia con tappo meccanico ed ha un’etichetta che sottolinea la sua artigianalità di stampo erboristico. Le sue proprietà organolettiche, il suo colore, la sua torbidità ed il suo packaging stanno affascinando il mercato italiano ed internazionale.

 

Da sempre siete sostenitrici dell’artigianalità nella produzione di Amari e liquori, nonostante l’attuale disciplinare Europeo permetta la produzione tramite aromatizzazione (le infusioni si possono acquistare già pronte presso produttori qualificati per aromatizzare una base alcolica in base ad una ricetta in possesso del produttore a cui rimarrà solo che eseguire la mescola e il riposo e successiva dolcificazione), processo produttivo che toglie molto del fascino dal lavoro di Erborista o Maestro Liquorista o dall’appellativo di “produttore artigianale”. Cosa si sente di dire a riguardo, ma soprattutto quale messaggio vorrebbe inviare agli addetti ai lavori che ogni giorno scelgono e propongono l’Amaro ai loro ospiti?

La nostra azienda nasce dall’esperienza erboristica del bisnonno e ancora oggi replichiamo le ricette e i metodi produttivi che abbiamo ereditato. Pensi che sono ancora in funzione le caldaie di rame su fuoco a legna di oltre cento anni fa. Ed ancora frantumiamo la China e la Cannella nel mortaio di marmo che usava il nostro bisnonno.  Non mi sento però di demonizzare in modo generalizzato gli estratti naturali ed il loro utilizzo. Se essi sono di alta qualità sia quanto a materie prime utilizzate sia quanto a metodo estrattivo, hanno anch’essi una loro dignità e richiedono maestria e competenze. L’arte “aromataria”, quella praticata già dai Monaci e dagli Speziali, ha una storia antica sia in farmacia sia in liquoreria sia nel settore alimentare. Tutto dipende dal tempo, dai metodi estrattivi e dai costi che si vogliono sostenere.

 

Lavorando in giro per il mondo ho visto gli Amari Varnelli ovunque, ma soprattutto ho visto l’amore per i vostri prodotti essere prerogativa di ogni consumatore ed addetto ai lavori proveniente da ogni parte del globo, ma allo stesso tempo ho visto i vostri prodotti essere un must per i bartenders americani sui quali l’Azienda mi sembra puntare molto, ma non ho visto purtroppo la stessa attenzione da ambedue le parti in Italia, dove i prodotti Varnelli rimangono il prodotto Top di nicchia identificato però più come un dopo pasto. Quali sono i limiti dell’Italia in fatto di Amari dietro il bar come ingrediente per la miscelazione? Pensate dunque di promuovere un’attività di collaborazione più proficua anche qui in Italia con i moderni miscelatori nel futuro? E in caso positivo come?

È vero, i nostri Amari ed anche il Varnelli hanno affascinato i bartenders di Oltreoceano e di molti altri Paesi del mondo posizionandosi ai vertici del settore di riferimento e nei locali più prestigiosi dove vengono utilizzati soprattutto nei cocktail. In Italia, almeno per noi, il fenomeno è partito con un po’ di ritardo ma c’è ormai grande fermento sia da parte dei consumatori sia da parte della nuova classe di bartenders, entrambi sempre più alla ricerca di liquori ed Amari italiani tradizionali e di qualità. Negli ultimi anni, anche da zone dove la nostra distribuzione non è massiccia, ci provengono richieste spontanee dei nostri prodotti più classici. C’è una sorta di passaparola tra addetti ai lavori che si confrontano tra loro e si comunicano le loro esperienze e le loro scelte. Attualmente il Varnelli e i nostri Amari sono presenti in locali che anni indietro non li avrebbero utilizzati nella miscelazione. Addirittura il mondo dei nuovi bartender ha scoperto anche il nostro Caffè Moka sul quale non abbiamo mai investito un euro per la promozione e per la comunicazione. Sta facendo da sé, aumentando di giorno in giorno la sua diffusione. Già dal 1989 siamo stati Soci sostenitori AIBES partecipando a tutti i Concorsi Regionali e Nazionali e con i nostri prodotti sono stati vinti molti premi, ma ciò non si traduceva poi in massiccio utilizzo di tali prodotti nei locali. Oggi, grazie ai nuovi orientamenti e alla propensione alla ricerca che si sta diffondendo, se il bartender ha l’opportunità di testare i nostri prodotti, sempre più di frequente li adotta in modo continuativo. Un momento felice che ci spinge ad intensificare le attività di promozione e di collaborazione con i professionisti del bartending attraverso Masterclass, partecipazione ad eventi mirati, degustazioni, serate e cocktail competition.

 

L’azienda Varnelli è amica della natura! Può spiegare in che modo operate nelle Vostre produzioni nel pieno rispetto della natura e dell’ecosistema circostante?

La produzione della Distilleria Varnelli è caratterizzata da metodi tradizionali e di cultura erboristica che prevedono l’utilizzo di materie prime di origine vegetale (erbe, radici, semi, spezie, frutta, miele) secondo ricette uniche e riservate alle titolari. In virtù di ciò, non immettiamo nell’atmosfera altro che il fumo della legna che arde per produrre i decotti e gli scarti di produzione consistono essenzialmente nelle erbe e radici che, ormai sfruttate dalla decozione, possono essere assimilate all’umido domestico. L’azienda, inoltre e da molti anni, si fa promotrice di iniziative che favoriscano la produzione sul territorio delle materie prime ad essa necessarie e in virtù di ciò ha avviato coltivazioni sperimentali di genziane su propri terreni situati all’interno del Parco dei Monti dei Sibillini nonché collabora con istituzioni, Università ed associazioni di coltivatori per favorire nuove filiere nel segno della valorizzazione delle biodiversità e delle tipicità locali.

 

Il Brand Varnelli è anche sinonimo di successi, tantissimi in termini di esportazione internazionale, numeri di vendita, apprezzamenti e premi… A questo punto la mia curiosità più grande è sapere se avete nuove ambizioni e quali sono i Vostri prossimi Goals .

Ogni giorno il nostro entusiasmo si rinnova e si alimenta di nuovi obiettivi verso cui tendere avendo però sempre e ben presente che l’impostazione familiare ed artigianale dell’azienda è un punto di forza da conservare. In armonia con questa filosofia i nostri progetti non risultano mai eclatanti ma “tessere” di un mosaico che si articola e si accresce gradualmente. Per festeggiare i nostri 150 anni di attività, abbiamo in serbo un paio di novità che comunicheremo nei primi mesi del 2019.

 

 

Matteo Zed

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