PIERO NUVOLONI-BONNET – ARGALÀ

Piero, raccontaci un po’ di Argalà.

Argalà nasce ufficialmente nel 2011, ma io e il mio socio Enrico abbiamo iniziato dieci anni fa, per gioco, producendo il primo Pastis artigianale italiano (che non è un amaro, ma ci si può avvicinare per le proprietà digestive delle erbe di montagna contenute al suo interno). Nel 2015 abbiamo deciso di restaurare un’ex-stalla creando un liquorificio più grande e lì hanno preso vita nuovi prodotti, tutti strettamente legati al nostro territorio, con alla base erbe e botaniche provenienti da aziende agricole biologiche della nostra zona, inoltre dalla scorsa primavera abbiamo iniziato a piantare di fronte alla distilleria delle piante officinali da utilizzare in produzione. Al momento il nostro portfolio prodotti comprende: il Pastis artigianale alle erbe di montagna, il Gin artigianale al Genepy, l’Aperitivo Bitter artigianale alla Genzianella e, la nostra ultima creazione, l’Amaro artigianale Alpino.

 

Il vostro Amaro artigianale Alpino e il vostro Aperitivo Bitter artigianale sono dunque un biglietto da visita del vostro territorio, puoi raccontarci un po’ di più su questi due prodotti?

Il nostro Aperitivo Bitter artigianale è arrivato prima dell’Amaro artigianale Alpino e la storia che c’è alle sue spalle fa sorridere. Nel 2016, per l’addio al celibato di mio cognato, eravamo sulla montagna alle spalle del nostro liquorificio. Era tarda primavera e c’era una fioritura molto bella di genzianella. Enrico ed io, curiosi di assaggiare un po’ di tutto, abbiamo assaggiato il fiore fresco di genzianella e per rifarci la bocca dall’amaro del fiore abbiamo bevuto un energy drink preparato da noi con fiori di ibisco e zucchero e abbiamo detto: “è rosso, è amaro, abbiamo il Bitter!”. In liquorificio poi abbiamo fatto diversi esperimenti e abbiamo trovato la ricetta definitiva del nostro Aperitivo Bitter artigianale alla genzianella. L’Amaro artigianale Alpino, invece, è la nostra New Entry, un prodotto su cui abbiamo lavorato parecchio perché avevamo proprio voglia che ci fosse la montagna nel nostro Amaro, ma volevamo anche un prodotto che fosse facile da capire e che tutti riuscissero a berlo. Le botaniche principali presenti nel nostro Amaro artigianale Alpino sono gli aghi di pino, la lavanda, i fiori di sambuco e le scorze di arancia.

 

Il vostro non è il classico packaging, è un’idea nuova, da dove nasce?

Il packaging nasce un po’ per caso! Ho disegnato io stesso la prima etichetta del Pastis posizionando la scritta Argalà (che nel nostro dialetto significa “molto soddisfatto”) verticalmente affiancata da una stella che simboleggiasse l’anice stellato, ma più che una stella sembrava un cane e quindi ora ci siamo tenuti il cane!

 

In questi anni, dove siete riusciti ad arrivare con la distribuzione nel mondo?

Al momento, oltre ad avere la distribuzione sul territorio italiano, siamo presenti in Francia, in Germania, in Danimarca, in Australia, nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

 

Argalà punta molto ad arrivare dietro i banconi dei bar di buona parte del globo, in Italia se un bartender volesse acquistare Argalà a chi si deve rivolgere?

Innanzitutto invitiamo i bartender a venirci a trovare nel nostro liquorificio a Boves in provincia di Cuneo, che è la cosa che Enrico ed io apprezziamo di più perché assaggiando i prodotti in liquorifico per noi è molto più semplice raccontarli e spiegare come avviene la produzione e da dove nasce il legame con il nostro territorio. In Italia al momento siamo distribuiti da Velier.

 

Cosa diresti ad un professionista del beverage italiano affinché usi l’Amaro e il Bitter Argalà nel giusto modo?

La cosa che mi preme sottolineare è che Argalà ha una sua forte identità e si fa sentire anche nella miscelazione. Io consiglio i nostri prodotti nella preparazione di cocktails perché hanno dei sentori alpini unici e riescono ad essere l’elemento che aiuta a differenziarsi!

 

Quali sono i prossimi obiettivi di Argalà?

Essendo a 60 km dalle Langhe, zona molto importante per la produzione di vino, abbiamo iniziato, con un gruppo di Cocktail Bar di Parigi, tra cui Little Red Door, una produzione di Vermouth che si chiamerà Baldoria.

 

 

Matteo Zed

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *